Rossi dalla rabbia i tifosi nella Acqui bianconera

Allenamenti annullati, improvvisi cambiamenti di programma hanno spesso lasciato a bocca asciutta i supporter juventini

(...) dal pubblico i piccoli incidenti diplomatici che si stanno verificando nella strana settimana di permanenza in terra alessandrina della squadra bianconera. Allenamenti mattutini annullati con preavviso minimo, come accaduto martedì; sedute chiuse al pubblico con poche o nulle spiegazioni come il giorno successivo oppure, storia di ieri mattina, spostate in palestra al riparo da occhi indiscreti.
È in quest'ultimo caso che la pazienza dei supporter juventini ha rischiato di esaurirsi. Sì, perché stavolta non c'era nemmeno un cartello ad avvertire dell'impopolare cambio di programma: nessuno sapeva niente, neanche i cassieri del campo (assistere alle sgambate degli uomini di Didier Deschamps costa 8 euro), che hanno venduto regolarmente i biglietti aspettando, come tutti, l'arrivo della squadra per le 10 e mezza. Verso mezzogiorno, con il sole dritto sulla testa e il campo splendidamente deserto, i nervi hanno iniziato a saltare: qualche insulto nei confronti di un addetto al campo con maglietta «Juventus summer camp», amari commenti urlati sul cosiddetto «Stile Juve», veementi proteste al botteghino gestito da dipendenti delle Terme. Che non possono che prendere atto: «Hanno ragione ad arrabbiarsi, lo siamo anche noi. Ci hanno detto di essere qui stamtattina alle nove per niente». Ci è voluto l'intervento di un solerte responsabile della società torinese che, sulla via del ritorno nel capoluogo piemontese, è stato urgentemente costretto a fare inversione a U e a precipitarsi al campo, dove si è assunto tutta la responsabilità del disguido («Mi sono dimenticato di avvisare», testuali parole) e ha invitato tutti in piazza per l'ennesima, improvvisata seduta di autografi riparatrice.
A questo punto, un po' di delusione potrebbero provarla, i fans bianconeri accorsi ad Acqui per vedere i propri beniamini in azione, a correre e sudare con indosso gli scarpini, e tornati a casa, se va bene, con l'immagine di loro in ciabatte e occhiali da sole. A voler proprio essere pedanti, trattasi di beniamini non di primissimo ordine: per farsene una ragione basta scegliere tra la fuga dei campioni verso lidi giudiziariamente più tranquilli e le meritate vacanze post-mondiale di chi, come Del Piero, Nedved e forse Buffon ha coraggiosamente deciso di restare.
Il sindaco di Acqui Danilo Rapetti, pur definendo un successo senza mezzi termini l'iniziativa di portare la Juventus in città, ammette che qualche problema c'è stato: «Mi sono accorto, purtroppo, che è abitudine della Juve decidere la sera, e quindi con poco preavviso, il programma del giorno successivo. Sono scelte tecniche che non mi permetto di discutere, ma questo ha creato degli spiacevoli problemi di comunicazione. Speriamo di rimediare per gli anni a venire».
Ma, secondo il primo cittadino, nonostante i disguidi organizzativi e l'hollywoodiano cordone di sicurezza creato attorno ai calciatori, malgrado la tetra atmosfera del calcioscandalo e le aggressioni dei tifosi ai danni di alcuni giornalisti, il bilancio dei sette giorni in bianconero che si concludono oggi è più che positivo. «È prima di tutto un successo di immagine. Il nome di Acqui è stato citato da tutti i mezzi d'informazione e abbiamo visto bellissime riprese televisive della città. Non dimentichiamo, poi, che Deschamps è stato presentato qui da noi, non a Torino». E in effetti non sono mancati i bei momenti, come quando sul palco allestito nella centrale Piazza Italia l'ex portierone Michelangelo Rampulla, oggi dirigente, si è improvvisato cabarettista, oppure l'iniziativa della Notte Bianconera, variazione sul tema delle ormai abituali «notti bianche», con il centro storico pieno di tifosi bianconeri.
Canta vittoria anche Andrea Mignone, il presidente delle Terme, la società che si occupa del lato economico della faccenda: «Ci sono state proteste per l'eccessivo contributo degli enti pubblici all'operazione, ma è chiaro che la Juve in serie B vale meno, e rinegozieremo il contratto». Storce il naso il comitato «Juve sì, ma non coi nostri soldi»: «Ritorno di immagine? - si chiede Cesare Pisano, rappresentante del comitato - E dov'è? A parte il nome di Acqui citato di sfuggita per una settimana sui giornali, non rimane niente, a parte forse l'immagine dei parcheggi riservati ai tifosi semideserti: sull'altro piatto della bilancia, intanto, ci sono centinaia di migliaia di euro pubblici buttati via».
Tra le polemiche e le perplessità, l'estate calcistica di Acqui va avanti anche dopo la partenza della Juventus: dai primi di agosto sarà il Genoa, di ritorno dal Tirolo, a svolgere in basso Piemonte la seconda parte della preparazione. Situazioni ambientali completamente diverse, certo, e umore diametralmente opposto. Forse è per questo, insieme al fatto che il seguito del Grifone è sempre ben nutrito, che probabilmente la prima sfida stagionale tra Genoa e Juventus, quella della simpatia, la vinceranno i rossoblù.