Rossi di rabbia: «Yamaha la mia figuraccia è colpa tua»

Motore ko. «Soffrire non è servito, si sveglino». Poi arrivano le scuse del team: «Molto tristi»

da Valencia

Il secondo posto nel mondiale era lì, ampiamente alla portata, nonostante il via dalla 17ª posizione e, soprattutto, tre fratture alla mano destra, conseguenza di una caduta a 153 km/h sabato pomeriggio. Ma siccome al peggio non c’è mai fine, ecco la rottura del motore all’inizio del 18° giro, mentre Valentino Rossi era 14° e, quindi, matematicamente secondo nel mondiale. Un problema inaspettato, che ha vanificato lo sforzo di Valentino che, pur di essere al via, si era sottoposto a un doloroso trattamento nella Clinica Mobile del Dottor Costa. «Tutti mi avevano consigliato di non correre, ma il mio sforzo non è servito a nulla», si è rammaricato il campione. E l’amarezza si è trasformata in rabbia quando Daniel Pedrosa ha tagliato vittorioso il traguardo soffiandogli così, per un punto, il titolo di vice campione del mondo. «Stavo facendo la mia gara tranquillo - ha tuonato Valentino ai microfoni di Italia 1 -, mi bastava un punto, ma potevo anche arrivare decimo o undicesimo. Però si è rotto un’altra volta il motore: questa è una comica, non è più sfiga. Mi sono fatto un mazzo così, ma tutto è stato vanificato: io sono Valentino Rossi e non mi sembra giusto dover correre con una moto che va più piano di tutte le altre e non è nemmeno affidabile. Se qualcuno non si dà una mossa, sarà un problema anche per il 2008. Questa non è solo una questione di gomme. Ho perso il secondo posto per colpa della Yamaha, non certo per colpa mia».
L’anno prossimo, adesso è ufficiale, Rossi avrà le Bridgestone identiche a quelle di Casey Stoner ma, come si era già capito da tempo, non saranno sufficienti per battere l’australiano e la Ducati: per riuscirci ci vuole un motore nuovo, una moto competitiva, una Yamaha all’altezza della situazione. «Abbiamo sempre ammesso e analizzato con grande sincerità ogni circostanza - è la difesa del team manager Davide Brivio -. Quanto è successo quest’anno può, anzi deve, servire come stimolo per i nostri ingegneri». Qualche ora dopo, Rossi è decisamente più sereno, i giudizi meno pungenti. «Come successo a Misano - continua - ho sentito un indurimento del motore, ma già dall’inizio c’era probabilmente qualcosa che non funzionava, perché la mia moto era più lenta perfino della Yamaha di Tamada. È stata sicuramente una grande delusione, ma anche i giapponesi sono tutti con le orecchie basse: le persone intelligenti fanno tesoro degli errori commessi e sicuramente si daranno da fare per migliorare». In serata le scuse del team: «Vorremmo dire a Valentino che ci dispiace molto, perché ha fatto un grande sforzo per gareggiare con la mano rotta. Siamo molto tristi».
Finisce così nel peggiore dei modi un anno disastroso, conclusosi ieri con Valentino solo terzo in classifica generale, suo peggior risultato nel mondiale, a parte il nono posto ottenuto nel 1996 al debutto in 125. Per gran parte della stagione i problemi della M1 sono stati coperti dalla scarsa competitività delle Michelin, ma nelle ultime gare è emerso chiaramente che la Yamaha è inferiore a Ducati, Honda e, sotto certi aspetti, anche a Suzuki e Kawasaki. «È giusto darle un’altra chance» chiude Rossi, legato alla Yamaha con un contratto anche per il 2008, ma per prolungarlo al 2009 e agli anni seguenti in Giappone devono darsi da fare. Anche perché la prossima stagione si annuncia ancora più difficile, con Pedrosa, ieri splendido vincitore, più forte e punto di riferimento di Honda e Michelin, quest’ultima con il dente avvelenato nei confronti di Rossi e disposta a investire fino a 40 milioni di euro per annullare lo svantaggio con la Bridgestone. Inoltre, il campione del mondo Stoner, secondo a Valencia, sarà probabilmente ancora più sicuro e la Ducati potrà contare anche sul talento e la voglia di riscatto di Marco Melandri. Infine, Rossi avrà un compagno di squadra scomodo come Jorge Lorenzo, il due volte campione del mondo della 250 che disporrà delle Michelin. Insomma, per Valentino un finale di carriera tutt’altro che semplice.