Rossi rassicura i mercati e frena sulle dismissioni

da Milano

Un gruppo «sano», «economicamente e tecnologicamente forte», in grado di affrontare serenamente il futuro ed essere un esempio di «capitalismo moderno». Guido Rossi, neopresidente di Telecom rassicura dipendenti e i mercati, aggiungendo un riferimento alla «abnegazione» con cui Marco Tronchetti Provera ha preparato il gruppo alla riorganizzazione e alla predisposizione di un rinovato piano industriale. Dichiarazioni rilasciate alle agenzie di stampa in concomitanza con il primo vero contatto semiufficiale con i vertici del gruppo: un incontro avvenuto ieri nel pomeriggio con il vice presidente esecutivo Carlo Buora, l’amministratore delegato Riccardo Ruggiero e il «general counsel» Francesco Chiappetta, responsabile di ufficio legale e affari societari, che, insieme alle relazioni istituzionali, rientrano nella diretta area di competenze che Rossi ha voluto riservarsi.
Il registro scelto per la nuova comunicazione è lo stesso utilizzato dal comunicato ufficiale di venerdì, con cui si dava conto dell’avvicendamento al vertice: l’accento è posto sulla continuità.
C’è però qualche cosa in più: un accenno alla trasparenza dovuta a mercati maturi e una frenata (peraltro non molto diversa da alcune dichiarazioni di Tronchetti Provera negli ultimi giorni di presidenza) sulla vendita di Tim. «Tutti vogliono dire la loro», dice Rossi. «Venderanno Tim, faranno questo, faranno quello; ma la verità è che tutte queste cose nel piano non ci sono; c’è solo lo scorporo. È stata aperta una strada che è tutta da discutere, anche con l’autorità di settore».
Significativo, per quanto concerne eventuali intenzioni di Rossi, il colloquio concesso Repubblica (molto vicino al «superavvocato») e le indiscrezioni riprese dal quotidiano. Qui la presa di distanza dall’azionista di controllo Tronchetti Provera è più netta. Si parla della possibilità di un cambio di strategia e di una opzione a cui Rossi si troverebbe di fronte: quella tra impostare la sua gestione sull’attenzione alla platea degli azionisti di minoranza, considerando Telecom come una public company» e quella invece di privilegiare un singolo azionista, sia pure con il 18% delle azioni. Concetti che se attribuibili, sia pure indirettamente, allo stesso Rossi, aprirebbero nuovi e inediti scenari.