Rossi, sesto e in silenzio Stoner: terza pole di fila

Sul motomondiale, senza l’estro e le gag del Dottore, cala una strana atmosfera

da Brno (Rep. Ceca)

Lontano da Casey Stoner, lontano dai tifosi, lontanissimo da taccuini e telecamere, tranne quella di Mediaset smanacciata improvvisamente con un gesto di stizza: Valentino Rossi continua a essere solo in quello che è probabilmente il Gp più difficile della sua carriera. Così, mentre Stoner, la Ducati e le Bridgestone volano - terza pole position consecutiva per l’australiano capo-classifica del mondiale - Rossi, la Yamaha e le Michelin faticano. È sesto Valentino, staccato di sette decimi e con scarse possibilità di ribaltare un pronostico che vuole Stoner un’altra volta nettamente favorito. L’inferiorità della Michelin è altrettanto evidente, anche se il vantaggio della Bridgestone non sembra essere quello devastante degli Stati Uniti, dove Stoner dominò senza rivali. Vista così, un podio per Rossi sarebbe già positivo, anche se Valentino fa sapere che «è possibile combattere per un buon risultato». Se però sarà ancora Stoner a vincere, indipendentemente da quello che farà il campione della Yamaha, il mondiale sarebbe finito con largo anticipo e la rivincita sportiva di Valentino rimandata all’anno prossimo. Ma intanto è il presente a preoccupare.
Chiuso a riccio nel suo silenzio stampa, per la prima volta Rossi è costretto a giocare di rimessa, unica difesa di fronte ad attacchi durissimi. Valentino Rossi sta soffrendo. E più che per i soldi reclamati dal fisco - comunque così tanti da far impallidire anche a un milionario come lui - Rossi soffre soprattutto per quello che considera un accanimento, qualcosa di ingiusto nei suoi confronti. È forse normale quando sei uno degli sportivi più famosi del mondo: tutto è esasperato, nel bene e nel male. Finché vinci vieni idolatrato, appena perdi vieni massacrato. Qualcosa di inedito e sconosciuto per Valentino, che per difendersi ha scelto la via più banale nonostante sia lo sportivo meno banale che si conosca, forse l’unica via percorribile: il silenzio stampa. O meglio, poche parole comunicate attraverso una velina, un foglio dattiloscritto su carta intestata della Yamaha. Che dice, fra l’altro: «Stamattina abbiamo avuto molti problemi, soprattutto con le gomme. Oggi pomeriggio il mio passo era abbastanza buono e avevo un buon feeling con la moto. Non abbiamo ancora preso la decisione finale per i pneumatici da usare domani (oggi per chi legge, ndr) in gara. Se farà caldo abbiamo già deciso quale gomma usare ma se fa freddo come stamattina (ieri mattina, ndr) dovremo scegliere qualcosa di diverso».
Ma con questo modo di parlare alla stampa e quindi al pubblico, improvvisamente, il motociclismo sembra aver perso sapore, estro, gusto, scivolando in un appiattimento tipico di molti altri sport. E anche chi ruota attorno a Rossi mantiene un profilo basso. Papà Graziano, arrivato come al solito di primo mattino in macchina, non è quello di sempre. Mamma Stefania è al solito dolce e sorridente, ma soffre parecchio e gli amici storici, quelli che non lo abbandonano mai, non si capacitano di quello che sta succedendo. Perfino i ragazzi del Fan’s club, veri appassionati di moto e sempre pronti allo scherzo, faticano a sorridere. Una tristezza che sembra quasi espandersi nel paddock, in un clima per certi versi irreale. Ovvio, non tutti piangono o sono mesti: Stoner ride di gusto, e fa bene, perché le sue prestazioni sono sempre più convincenti e le possibilità di conquistare il mondiale sempre più concrete. E sono contenti, naturalmente, anche nel box Ducati, perché la GP7 sta facendo venire il mal di testa ai colossi giapponesi. Sono parzialmente soddisfatti pure alla Honda, con il campione del mondo Nicky Hayden secondo (quest’anno era stato così avanti solo in Olanda) e Daniel Pedrosa terzo, entrambi nella possibilità di disputare una buona gara, Michelin permettendo. Sorride la Suzuki, che ha appena ingaggiato Loris Capirossi per la prossima stagione e che diventa sempre più competitiva, con John Hopkins quarto e un buonissimo passo gara, migliore di quello di Rossi. E perfino la Kawasaki, fino all’anno scorso la cenerentola del gruppo, fa vedere con Randy De Puniet, quinto, un buon potenziale. Tutto bello. Ma, non si può nascondere, mancano l'allegria di Valentino, le sue parole, le sue battute mai banali, la sua capacità di sdrammatizzare, l’abilità di mettere sale in un ambiente già di suo frizzante. Forse un podio, oggi, per quanto difficile da ottenere, lo aiuterebbe a ritrovarsi.