Rossi, uomo simbolo dell’Italia: "C’è un’atmosfera inquietante"

Il portabandiera degli azzurri: "Spero intervenga il Cio. Stavolta vado senza famiglia, avrei paura per loro"

Antonio Rossi compirà 40 anni a dicembre, è alla quinta Olimpiade, con tre ori, un argento e un bronzo. È il portabandiera, uomo simbolo dell’Italia e, in questa settimana di vigilia, è preoccupato. Le continue notizie che arrivano dalla Cina provocano disagi e timori non solo a livello politico-operativo, fra gli addetti ai lavori e i turisti, ma cominciano a intaccare il cuore stesso della spedizione: gli atleti.
Rossi, da Pechino arrivano novità sempre più inquietanti, da molti versanti.
«Sono Olimpiadi blindate, questo è innegabile».

La censura su internet è imperante: in Cina il computer si blocca, quando si cerca di accedere a determinati siti d’informazione o umanitari.
«Sul libero accesso ai siti il paese aveva dato tutte le garanzie, spero che il Cio risolva la situazione. È impensabile oscurare le informazioni sgradite del web. Peraltro la cosa non mi è totalmente nuova: amici che andavano a scalare il Tibet, si sono visti sequestrare la telecamera, messa letteralmente in un bidone, per evitare riprese scomode per il governo cinese».

Il senatore americano Brownback rivela che la Cina progetta di spiare gli stranieri negli alberghi, con impianti di monitoraggio: i giornalisti, le famiglie degli atleti, i pacifisti.
«Questo onestamente stento a crederlo, spero che non ci siano telecamere nascoste nelle stanze, sarebbe gravissimo».

I suoi familiari restano a casa?
«Sì. Lucia è stata con me a Barcellona ’92, era atleta, nel K4, poi è diventata mia moglie. I nostri figli sono ancora piccoli, ma in questa Olimpiade è difficile avere anche soltanto i permessi per accedere alle gare: ci sono tanti blocchi, senza pass non si va da nessuna parte. Preferisco che rimangano tutti a casa, anche gli altri parenti».

Ma così rimane da solo.
«In compenso non dovrò preoccuparmi continuamente per loro: avrei sempre paura che gli possa succedere qualcosa».

Aldo Montano, campione di sciabola, sostiene che il boicottaggio non è una soluzione: «Bisognava pensarci prima, scegliere un paese diverso».
«Boicottare sarebbe stato ingiusto. Pure io pensavo che il Cio avesse sbagliato, nel 2001, considerato che i diritti umani in Cina non vengono tutelati e poi la storia della Birmania e del Tibet. Ora mi sono dovuto ricredere, perché senza i Giochi queste tematiche non sarebbero neppure state sollevate».

Se ripensa alle precedenti 4 Olimpiadi, ce n’è una paragonabile a questa, come tensioni?
«Assolutamente no. Quel che leggo su Pechino è inquietante. Spagna, Usa, Australia e Grecia non mi hanno lasciato alcun ricordo negativo, esclusi i controlli rigidi, con tanti poliziotti, dopo l’attentato al media center di Atlanta, nel ’96. Le altre edizioni erano sicuramente più tranquille».

Tanto inquinamento l’ha mai trovato?
«Me ne parlarono a un mondiale di canoa, nel ’94, a Città del Messico, in realtà non fu un problema. A Verona alla nazionale di volley hanno addirittura consegnato una mascherina antismog: forse loro non ne avranno bisogno, visto che giocano nei palazzetti».

La canoa è impegno aerobico per antonomasia, come farà a fronteggiare lo smog?
«Ho parlato a lungo con Stefano Baldini, subito dopo la maratona di Londra è stato in Cina, allenandosi accanto al campo di regata. Mi assicura che lì l’aria è più respirabile rispetto alla capitale, siamo a una trentina di chilometri».

Il governo cinese terrebbe nascosti i veri dati sull’inquinamento, l’Australia ha lasciato piena libertà ai propri atleti di non presentarsi al via o ritirarsi.
«Una situazione spiacevole. Lenti a contatto per proteggersi? Le porto già, ma normali. In gara indosso regolarmente gli occhiali da sole. Io parto lunedì 4, con gli altri canoisti sto tentando di ambientarmi con l’afa di Mantova: chiaro che a Pechino sarà un’altra cosa, anche perchè rispetto al 2000 là le auto sono triplicate».

In questo quadro, il suo ruolo di portabandiera si carica di significati che travalicano lo sport.
«Ci sono onore e orgoglio di rappresentare l’Italia, la responsabilità di una squadra forte, fra le migliori al mondo. Avverto per intero questo peso, dall’istante in cui mi hanno consegnato la bandiera. Spero di essere all’altezza anche in acqua, un altro podio di appagherebbe».