Il rosso di Delphi affonda Gm: rischio crac più alto

da Milano

Brutta giornata in Borsa per General Motors, che durante le contrattazioni a New York perdeva oltre il 5% dopo che il titolo aveva subito un downgrade da «neutral» a «sell» da parte di Bank of America. Secondo l’istituto di credito il primo costruttore di auto del mondo ha il 30% di possibilità di dover far ricorso all’amministrazione controllata entro pochi anni dopo che Delphi, il più importante produttore americano di componentistica, è stato dichiarato in bancarotta a fine della settimana scorsa. A Wall Street, Gm è tornata ai livelli su cui si trovava prima che il miliardario Kirk Kerkorian annunciasse di aver acquistato il 5% del capitale del gruppo automobilistico, da parte sua il titolo Delphi ieri perdeva quasi il 60% dopo aver registrato un ribasso del 50% venerdì scorso. La seduta è stata comunque condizionata dagli scambi limitati in occasione del Columbus Day. E ieri sera Standard and Poor's ha tagliato il rating a lungo termine di Gm a bb-, a livello dei junk bond, dal precedente bb.
Il crollo di Delphi significa per Gm una somma di rischi: da un lato la società guidata da Richard Wagoner potrebbe rimanere senza le forniture di componentistica (i modelli che andranno sul mercato il prossimo anno dipendono anche dalle forniture di Delphi), dall’altro Gm aveva fornito una garanzia parziale su assistenza medica e pensioni ai suoi dipendenti che passarono a Delphi quando la società venne scissa del gruppo nel maggio del ’99. Ed oggi rischia di doverla onorare, con costi che potrebbero arrivare fino a 11-12 miliardi di dollari, anche se secondo alcune fonti Gm non dovrebbe essere automaticamente garante dei costi sanitari e pensionistici. Per contro, la casa automobilistica potrebbe risparmiare circa due miliardi di dollari l’anno, visto che ora paga le parti auto troppo care.
Secondo gli esperti, Wagoner deve innanzi tutto raddrizzare l’andamento delle vendite sul mercato americano con il lancio di nuovi modelli che permettano al gruppo di riguadagnare terreno dopo i cali di quota di mercato registrati negli ultimi anni a favore della concorrenza giapponese e coreana: dal 28 al 26% nel giro di cinque anni. Nello stesso tempo sta facendo un grosso lavoro di taglio dei costi: Gm ha ridotto di 80mila unità il numero dei dipendenti, di cui circa la metà in Nord America. Wagoner ha preso in mano direttamente il rilancio per mettere fine alle perdite di bilancio che quest’anno potrebbero pesare per 2,8 miliardi di dollari. Nello stesso tempo i sindacati americani sono sottoposti a forti pressioni perchè accettino un contenimento salariale. E Wagoner ha anche minacciato di ricorrere a tagli alle spese per l’assistenza sanitaria.
La crisi Delphi-Gm ha pesato su tutto il comparto automobilistico americano, con i titoli del settore (tra cui Ford e Visteon) in calo durante le contrattazioni.