Il «rosso» di Delphi mette nei guai Gm

Il colosso Usa costretto a finanziare il fondo pensioni dell’ex controllata

da Milano

Delphi, il gruppo Usa leader nella componentistica per auto, dovrebbe questa settimana chiedere di essere ammesso ai benefici del Chapter 11, le norme statunitensi sull’amministrazione controllata. Lo ha scritto ieri il New York Times. Se Delphi dovesse finire in Chapter 11 - osserva il quotidiano - le conseguenze sarebbero pesanti per General Motors, che a suo tempo era la casa-madre della società della componentistica. Infatti, all'atto dello scorporo di Delphi da GM, avvenuto nel 1999, quest'ultima si era impegnata a finanziare le prestazioni sanitarie e previdenziali dei lavoratori del gruppo della componentistica fino a metà del 2007.
Il fondo pensionistico dell'azienda dovrebbe aver bisogno di finanziamenti per 10,9 miliardi di dollari, afferma ancora il Nyt. Un bel grattacapo per GM che a sua volta - secondo recenti indicazioni fornite dall'Agenzia Governativa per le pensioni - ha un «buco» di circa 31 miliardi di dollari nel suo fondo previdenziale. Nel frattempo Delphi è nel mirino anche di alcuni grandi fondi pensionistici, americani ed europei che avrebbero avviato un procedimento legale accusando il management della società di aver truccato i conti. Quanto a General Motors il gruppo sarebbe ad un passo dall'accordo con i sindacati per il taglio dei costi sanitari, per un massimo di 1 miliardo di dollari. GM copre i costi sanitari di circa 1,1 milione di cittadini americani e quest'anno potrebbe arrivare a spendere per questa voce circa sei miliardi di dollari.
General Motors per far fronte alle difficoltà finanziarie, sarebbe pronta a rivendere la partecipazione detenuta nella giapponese Fuji Heavy Industries, che corrisponde attualmente al 20% del capitale. Una metà di questa quota verrebbe rilevata da Toyota, mentre l'altra metà sarebbe a sua volta comprata dalla stessa Fuji. General Motors attualmente conta anche su una quota del 20% di Suzuki e su un 8,4% di Isuzu Motors.