Il rosso della sanità lo pagano le imprese

E a De Ferrari sta per saltare Crupi: scambio di poltrone con Murgia alla Formazione Profiti promosso segretario generale

(...) dovranno pagare entro il 20 giugno un acconto Irap 2006 più salato, dal 4,25 al 5,25, il massimo. Se poi il governo dovesse approvare il piano di rientro della Regione, i contribuenti «potranno recuperare quanto versato in più rispetto al dovuto» nel secondo acconto, a novembre. Sapevamo, dice dunque la Regione in una stringata nota: «Il recupero in caso di accettazione dei piani di rientro ci è stato assicurato nel recente incontro», cioè lunedì scorso. Sul perché nessuno lo abbia detto è nebbia. Pare che ieri fosse accesissimo il clima fra i due assessori competenti, Giovanni Battista Pittaluga al Bilancio e Claudio Montaldo alla Sanità, tanto che nessuno dei due nomi compare sul comunicato che, 11 righe in tutto, la giunta ha impiegato oltre un’ora a licenziare.
Nel frattempo è successo di tutto. Vittorio Carlomagno il presidente di Contribuenti.it, l’associazione contribuenti italiani, ha chiesto «la nomina di commissari governativi» all’urlo di: «È ingiusto che i cittadini vengano salassati a causa dell’incapacità di chi ha gestito allegramente le finanze pubbliche: chi non ha saputo amministrare deve andare a casa e lasciar posto ad amministratori competenti». Il presidente degli industriali genovesi Marco Bisagno s’è infuriato: «Mi sembra proprio un buon inizio per questo governo, che in campagna elettorale parlava di diminuire il carico fiscale. Di fronte a provvedimenti come questi, capisco le imprese che cercano soluzioni fuori del Paese. Non credevo si arrivasse a tanto».
E mentre in Sicilia il presidente della Regione Salvatore Cuffaro minacciava di ricorrere «in tutte le sedi legali e costituzionali», in Liguria il presidente della Regione Claudio Burlando taceva durante l’incontro con assessori e maggioranza sulla situazione della Sanità. Tanto che anche il capogruppo di Rifondazione Marco Nesci cadeva dalle nuvole: «Aumento entro il 20 giugno? Ma se stiamo lavorando per scongiurarlo in vista del 30». Invece. Se il governo sarà soddisfatto i cittadini verranno rimborsati, ma intanto si paga. Anche se in serata il Tesoro parlava di «possibili revoche», sempre però vincolate all’efficacia del nuovo patto di stabilità entro fine giugno, e cioè 10 giorni dopo il termine per il versamento dell’aliquota. Adesso non resta che limare il piano di rientro dei costi in vista degli incontri romani del 16 e del 22 giugno, fortuna che la scadenza dell’Irpef è a giugno 2007. A mali estremi estremi rimedi, ieri Burlando ha dato il via al «gioco delle tre tavolette» propostogli da Pittaluga e Montaldo: usare tutte le risorse per risanare il disavanzo del 2005, lasciando indietro quello del 2004. Tanto poi, è il ragionamento, l’anno prossimo tutte le Regioni, anche quelle che quest’anno si sono dimostrate virtuose, saranno in forti difficoltà, quindi il governo dovrà «per forza» aumentare il fondo sanitario nazionale e ripianare i debiti pregressi.
Intanto cadono le prime teste. La prima è quella di Domenico Crupi il direttore generale della Sanità. Fra chi lo addita come il responsabile dello sfacelo e chi lo difende quale capro espiatorio per salvare Montaldo, pare che il direttore generale della Sanità passerà alla Formazione e che l’attuale direttore generale della Formazione, Roberto Murgia, prenderà il posto di Crupi. Promosso a pieni voti invece l’attuale direttore generale al Bilancio Giuseppe Profiti, che dopo mesi di anticamera per le molte resistenze sul suo nome verrà promosso segretario generale della Regione.
Alle voci sugli avvicendamenti in Regione si aggiungono gli avvertimenti di Montaldo ai direttori generali di Asl e ospedali: la parola d’ordine è «fare sistema» e superare il sistema di concorrenza fra Asl. I direttori generali a fine anno verranno esaminati, e se non avranno centrato l’obiettivo verranno sostituiti. «È scritto nel loro contratto - spiega l’assessore -. Io ho solo ricordato che sono sottoposti a giudizio». Il dito è puntato su chi «non collabora»: chi non è d’accordo si accordi oppure si accomodi, altrimenti verrà fatto accomodare.