Il rosso Trevi ora è un affare «Presto altri blitz futuristi»

Il sospettato sfrutta il successo mondiale: «Non sono stato io. Ma mi fa piacere oscurare Veltroni»

da Roma

Arriva di mattina davanti alla questura a piedi, per la sua conferenza stampa volante: «Sono precario, mi muovo coi mezzi... ». Poi sparisce nel nulla. Cellulare staccato, irreperibile a casa, per tutto il pomeriggio lascia il suo avvocato, Antonio Pompò, alle prese con le chiamate che arrivano da mezzo mondo. La prima giornata di celebrità mediatica di Graziano Cecchini inizia così, con gli articoli del Telegraph che parlano di «Artist work», e lui che si sottrae al tritacarne mediatico, continuando a non ammettere la responsabilità nell’operazione «Rosso Trevi».
Il motivo? Cecchini ha studiato gli articoli del codice che gli vengono contestati. E ha verificato che, decaduto il «dolo», al massimo rischia una multa. E visto che il Comune annuncia cause sul «danno di immagine» (via più ardua del processo penale) aspetta che l’atto sia formalizzato. Anche perché sostiene di avere un alibi: «Ero al lavoro». Cecchini collabora con un consigliere comunale di An, in un’aula a pochi passi dalla Fontana di Trevi.
Intanto sono certe due cose. La prima: «Aspettatevi altre azioni», dice Cecchini parlando in terza persona del «genio» (autodefinizione sua) che ha tinto la fontana. La seconda: in questa storia c’è di mezzo un piccolo duello personale con Veltroni. Cecchini lo ha conosciuto bene («ci diamo del tu») ai tempi delle trattative tra Comune e associazione Mattei (di cui era vicepresidente). Ed è sempre con lui - dopo la rottura che lo ha portato alle dimissioni - che vuole confrontarsi. Aneddoto fantastico. Cecchini e Mattei sono nell’ufficio del sindaco. Veltroni apre il terrazzino che dà sui fori: «Guardate che panorama!». Cecchini, come ricorda lui stesso, risponde: «Bello. Tu però hai un balconcino. A poche centinaia di metri da qui, c’era uno che aveva un balcone moòolto più grande... ». Quando poi Veltroni inaugura i locali dell’associazione Mattei (aprile 2007), a Cecchini quella cerimonia pare troppo «buonista». Si dimette e inizia la sua polemica con il festival. Quando la polizia fa il suo nome, prima ringrazia il capo della Digos («il dottor Giannini è stato squisito») poi dice: «Non sono stato io. Ma se fossi stato io... mi fa un gran piacere che sia stata oscurata la festa del cinema». I conti sono facili: la prima azione ha reso le prime pagine del 20 ottobre. La notizia della perquisizione quelle di lunedì. La conferenza volante di ieri, quelle di oggi. Morale della favola: molto presto, Azione futurista, potrebbe tornare a colpire: «Zang, tumb, tumb diceva Marinetti». Ci sono altri due colpi da battere.