Roswell Rudd all’Aperitivo con i magici suoni del Mali

Il grande trombonista arriva con un sestetto di musicisti africani

Franco Fayenz

Una settimana dopo il grande concerto della Legacy Band di Ben Riley dedicato a Thelonious Monk, la stagione di Aperitivo in Concerto torna a proporre domani, in esclusiva italiana, un nome illustre del jazz contemporaneo: l’appuntamento è per le 11 nella consueta cornice del Teatro Manzoni.
Dopo un anno, si ripresenta al pubblico milanese il trombonista e compositore Roswell Rudd. Lo ricordiamo nel novembre 2004 in quartetto con Archie Shepp al sax tenore, Reggie Workman al contrabbasso, Andrew Cyrille alla batteria e con Dave Burrell ospite al pianoforte. È stata una rievocazione aggiornata del jazz corrosivo e protestatario degli anni Sessanta, che trova nuova linfa nel mondo odierno.
Musicista inquieto e versatile, capace di imporsi un silenzio operoso che verso la fine degli anni Novanta lo ha portato lontano dalle luci della ribalta, Rudd si è fatto ricordare nel 2001, con il vigore che gli è consueto, pubblicando il cd Live in New York per Emarcy registrato proprio con Shepp. Ma adesso batte altre vie, quelle di un «futuro antico».
Il progetto con cui arriva a Milano si chiama Malicool, realizzato in settetto con sei musicisti africani: Mamadou Diabate alla kora (una sorta di arpa-liuto), Lassana Diabate al balaphon, Mawuana Kodjovi alla chitarra elettrica, Mar Gueye alle percussioni, Hank Paul Schroy al contrabbasso e al basso elettrico, Jorge Amorim alla batteria.
Il trombonista americano tiene molto a questo incontro fra l’improvvisazione del jazz e le sue radici ancestrali. Con il gruppo dei virtuosi africani guidati da Lassana Diabaté, Rudd intende riunire contemporaneità e tradizione antica, innovazione e memoria in un inedito modello di contaminazione, riproponendo un connubio che è storico e nello stesso tempo naturale e spontaneo.
L’elaborazione di Malicool, uno spettacolo che riesce a ibridare suoni e culture differenti, «nasce dall’incontro, durante un viaggio di Rudd in Mali, fra il trombonista e alcuni virtuosi di kora, tra i quali Mamadou Diabate.
Si avvia così un sodalizio musicale che porta inizialmente all’incisione di un disco e poi a una fortunata serie di concerti».
Roswell Hopkins Rudd, che ha compiuto 70 anni lo scorso 17 novembre (auguri), nasce a Sharon, nel Connecticut, da genitori che sono musicisti dilettanti ma di notevole spessore: la madre canta, il padre suona la batteria. Da bambino soffre di asma e, come è accaduto ad altri musicisti oggi celebri (si pensi al clarinettista Don Byron) il medico gli prescrive di imparare uno strumento a fiato per migliorare la respirazione.
Rudd studia con impegno dapprima il corno inglese, frequentando dal 1954 al 1958 l’Università di Yale, poi passa al trombone. Guarisce dall’asma e si trasferisce a New York dove suona dixieland con Steve Lacy, esplora le composizioni di Thelonious Monk e infine si unisce ai musicisti del jazz informale. Lavora con John Tchicai nel New York Art Quartet e in seguito con Cecil Taylor, Archie Shepp, Albert Ayler, la Jazz Composer’s Orchestra e la Liberation Music Orchestra di Charlie Haden.
Mamadou Diabate, fra i più celebri esecutori di kora, è nato nel 1975 a Kita, città del Mali nota per essere fra i più importanti centri della tradizione Mandinkaa.