Roswell Rudd, basta urla informali ora c’è il fascino della modernità

I trombonista Roswell Rudd è stato uno degli esponenti più importanti del jazz informale che, dopo la storica improvvisazione collettiva di Ornette Coleman intitolata Free Jazz (21 dicembre 1960) dilagò per alcuni anni nell’avanguardia musicale di New York. Portatore di uno stile tanto impeccabie quanto acre e violento, lontano erede dell’ellingtoniano Joe Nanton, Rudd è un solista sottovalutato, anche per il danno che gli hanno causato certe sue vicende personali. Ritrovato l’anno scorso dal nostro pubblico al festival di Roccella Ionica nel quartetto di Archie Shepp del quale è stato il vero protagonista, Rudd (che oggi ha 72 anni) sta ultimando un breve tour italiano con successo significativo. A Milano ha suonato al club Scimmie in duo con la pregevole collaborazione del pianista Riccardo Fassi. Le urla informali sono ormai un ricordo lontano: ma il suono e il fraseggio di Rudd sono sempre seducenti, e hanno ritrovato l’incanto rivelatore del jazz moderno degli anni Quaranta.