Roth prende Terna, ma non lascia la Fiera

Talvolta ci s’imbatte in uomini dalla versatilità così ampia, e con un carico d’impegno prossimo all’ubiquità, che è lecito domandarsi come facciano a svolgere tutti i compiti loro affidati, per giunta in città lontane. Uomini che passano con naturalezza dall’arte all’energia elettrica, dalle telecomunicazioni al credito, dall’attività immobiliare alle fiere. Un esempio di questo eclettismo è il neo presidente di Terna, Luigi Roth, un manager pubblico sulla breccia da tanti anni; da quando, in virtù delle sue cariche nel gruppo Breda, si destreggiava con la stessa soavità fra treni e cannoni.
L’attuale collezione di cariche di Roth è sostanziosa. Il titolo di consigliere ad Art’è, società internazionale di arte e cultura, sembra quasi un divertissement in confronto alla presidenza della Fondazione Fiera di Milano (proprietaria del patrimonio immobiliare della Fiera), alla presidenza di Sviluppo Sistema Fiera (che ha per scopo la realizzazione di grandi opere), alla vicepresidenza della Cassa Depositi e Prestiti, cui si sommano poltrone di «semplice» consigliere a Telecom Italia, a Intesa Gestione Crediti, alla Fondazione Città della moda. La somma di competenze, ovviamente, è anche somma di emolumenti. Ma in realtà l’ultimo prestigioso incarico aggiunto alla sua personale collezione, ossia la presidenza di Terna, società che controlla le centrali elettriche, è quello che rende meno: solo 50 mila euro. In realtà per Roth si preannunciava il raddoppio del compenso, ma la proposta non è stata approvata e la bocciatura, pare, sia stata di Tremonti in persona. Sarà per questo che Roth non pensa di abbandonare la presidenza della Fondazione Fiera, che gli rende 300mila euro all’anno, cui s’aggiungono altri 93mila di Sviluppo Fiere, al netto di spese, viaggi, rimborsi eccetera. E dunque si prepara a fare il pendolare fra Roma e Milano, qualche giorno a parlare di Fiera, qualche altro a parlare di Terna.\