Rotta la tregua in Israele ma il kamikaze fa solo feriti

Trenta in ospedale, gravissima la guardia che si è gettata sul suicida. La Jihad islamica: «Siamo stati noi». Paura anche per un aereo «perso» per tre minuti dalla torre di controllo

da Gerusalemme

Questa volta per fortuna non è stata una strage. L’unico cadavere rimasto sul terreno della vecchia stazione degli autobus di Tel Aviv dopo quel boato terrificante e purtroppo così familiare è stato quello del terrorista suicida. Ma in ospedale a lottare per la vita c’è un’altra di quelle guardie private trasformatesi in martiri predestinati della lotta al terrorismo suicida. Anche questa volta è stato lui a identificare la bomba umana, a fermarla, a buttarglisi addosso quando ha compreso che l’esplosione era ormai inevitabile. Anche questa volta il sacrificio di uno di questi angeli custodi di ristoranti, negozi, bar e centri commerciali israeliani ha risparmiato decine di altre vittime. Gli altri feriti dell’attentato di ieri sono una trentina in tutto, ma nessuno di loro ha riportato serie conseguenze e soltanto cinque resteranno all’ospedale per più di qualche giorno.
L’attentatore suicida si presenta al suo appuntamento con la morte alle 15 e 45. La scelta dell’obbiettivo non è molto originale. Prima di lui altre due bombe umane hanno fatto strage in quell’area degradata dell’ex stazione dei bus di Tel Aviv dove decine di baracchini sfamano a tutte le ore israeliani diseredati, immigrati senza fissa dimora e manodopera a basso costo. L’unica certezza qui non è quella del passaporto o della religione, ma quella della folla, garantita a ogni ora. Stavolta comunque far strage d’israeliani forse non serve. Stavolta, forse, basta semplicemente colpire, uccidere, seminare terrore e innescare la reazione dell’esercito. I primi indizi di un uso, se possibile, ancor più cinico e spregiudicato del terrorismo suicida emergono dopo la rituale trasmissione del video con le ultime volontà dell’attentatore. Lui si chiama Sami Antar, ha vent’anni e secondo fonti palestinesi è un militante di una fazione delle Brigate Al Aqsa staccatesi da Fatah e passate al soldo di Hezbollah, il Partito di Dio sciita che continua ad attaccare Israele dal sud del Libano. Da mesi questa scheggia impazzita comandata da tale Ala Sanakra è protagonista delle parate armate nel campo profughi di Balata che chiedono il blocco delle elezioni palestinesi. Il fatto che l’attentato, alla fine, sia stato rivendicato dalla Jihad islamica non intacca l’ipotesi di un attentato messo a segno su territorio israeliano per pure e semplici ragioni di politica interna palestinese. La Jihad islamica da oltre un anno recluta materiale umano tra le schegge impazzite dei Martiri di Al Aqsa e condivide con queste il desiderio di far saltare il processo elettorale.
La tesi viene immediatamente adottata dal presidente palestinese Mahmoud Abbas che definisce la tentata strage «un sabotaggio per mettere a repentaglio non solo le elezioni, ma la sicurezza di tutti i palestinesi». Ma per David Baker, portavoce del primo ministro israeliano Ehud Olmert, la responsabilità è ancora una volta dell’Autorità nazionale palestinese e della sua indifferenza di fronte alla minaccia terroristica. «L’Anp - secondo Baker - si rifiuta di fare qualsiasi passo per prevenire questi attentati, ignora tutti gli impegni e resta a guardare senza fare nulla». Timori di un attentato ben più devastante si erano diffusi nel primo pomeriggio quando il controllo aereo dell’aeroporto Ben Gurion aveva perso per tre minuti i contatti con un volo El Al in arrivo da Mosca. La paura di un dirottamento è svanita solo quando due intercettori hanno affiancato il Boeing e l’equipaggio ha rassicurato tutti.
Sul fronte politico Kadima sembra intanto aver esaurito l’abbrivio che l’ha portato in testa alle preferenze degli israeliani. Secondo un sondaggio reso noto ieri sera dal quotidiano Ha’aretz il partito fondato da Ariel Sharon scende dai suoi 44 seggi virtuali a 41. Nella stessa classifica virtuale il Likud sale da 13 a 17 e i laburisti da 16 a 19 seggi. Alla crescita dell’opposizione di destra e sinistra avrebbero contribuito la definizione delle liste del Likud e dei laburisti. La contrazione di Kadima sarebbe legata allo sfumare dell’effetto «simpatia» generato dalla malattia di Sharon. Ieri mattina intanto, mentre l’esercito israeliano sigillava un ufficio di Gerusalemme utilizzato dagli attivisti politici di Hamas, la Commissione Ue faceva sapere di non escludere, dopo le elezioni palestinesi, la ripresa del dialogo con la formazione fondamentalista se questa rinuncerà all’uso della violenza.