Rottura Bpm-Unipol Restano in gioco Bper e Crédit Mutuel

da Milano

Altri dieci giorni per individuare l’alleato: lette le proposte di Credit Mutuel e Bper, Banca Popolare di Milano ha respinto al mittente il tentativo di Unipol di monopolizzare le trattative. Al momento non ci sono le condizioni per sottoscrivere alcun «impegno in esclusiva», ha specificato ieri il comitato strategico dell’istituto milanese al termine di oltre tre ore di riunione. Una linea attendista che, a meno di ripensamenti, si è però trasformata nel corso delle ore in una sostanziale rottura con Bologna che in serata ha risposto con toni asciutti di ritenere l’esclusiva un «requisto preliminare essenziale per l’avvio di un convinto e trasparente approfondimento di possibili percorsi comuni». Negli auspici di Milano, Unipol avrebbe dovuto mostrare le proprie carte, presentare un’offerta «ben definita» ma il vertice di Bologna è freddo, probabilmente preoccupato di restare incastrato nelle complesse dinamiche interne di Bpm come è accaduto a Bper che la scorsa estate ha visto fallire un matrimonio già celebrato dai cda,
Malgrado il calendario non sia stato ancora definito nei dettagli e sia in corso una guerra di posizione tra i sindacati interni, il gruppo di Roberto Mazzotta ha in ogni caso rimandato il rebus dell’alleato all’inizio del prossimo mese. Quando, subito dopo il ponte di Ognissanti, tornerà a riunirsi il comitato strategico seguito a ruota dal decisivo passaggio in un consiglio di amministrazione straordinario che difficilmente potrà essere convocato prima del 6 novembre, pur restando un appuntamento distinto da quello in agenda il 13 dello stesso mese. Al momento restano quindi ufficialmente in campo solo il Credit Mutuel e Bper. I francesi, già soci di Milano, avrebbero presentato un documento «ponderoso seppur privo di numeri». L’obiettivo di Parigi sarebbe stringere un’alleanza commerciale sui prodotti per poi accompagnare lo sviluppo di Bpm nell’apertura di nuove filiali sia nell’acquisto degli sportelli messi sul mercato per limiti Antitrust dai gruppi nati dalle fusioni che hanno cambiato il panorama del sistema bancario nazionale. «Commerciale» anche l’approccio di Bper che, scottata dal voltafaccia con cui Bipiemme la scorsa estate ha accantonato un matrimonio già celebrato dai rispettivi cda, propone invece un’alleanza a «minore intensità» pur lasciando aperta la porta a possibili evoluzioni.
Mazzotta non ha mai nascosto la propria predilezione per Modena appoggiata anche dalla Uilca, mentre Unipol resta la candidata preferita dalla gran parte degli altri sindacati interni (a partire da Fabi, Fiba e Fisac). La frattura tra le sigle promette tuttavia di estendersi alla vita interna a Piazza Meda dove i sindacati, attraverso l’«Associazione degli Amici di Bpm» esprimono la larga maggioranza dello stesso consiglio di amministrazione.
Con una mossa dal sapore prettamente politico le sigle maggiori vogliono infatti escludere la Uilca dal «cosiddetto primo tavolo» di contrattazione sindacale che di norma tratta con il vertice del gruppo le principali dinamiche che ricadono sul corpus dei dipendenti: in sostanza Fabi, Fiba, Fisac e Dircredito non vorrebbero più partecipare a negoziati comuni con la Uilca. E una decisione simile sarebbe allo studio anche dal «secondo tavolo» dove siedono Falcri, Sinfub e Ugl. Con la conseguenza di isolare la Uilca e quindi in prospettiva «depontenziarla» anche sul fronte della rappresentanza strategica.