Rottura Lega-Federcalcio Bocciato il nuovo statuto

Respinta l’abolizione del diritto di veto sull’elezione del presidente federale e la riduzione dei consiglieri

Antonio Matarrese, presidente della Lega professionisti dal mese di agosto, ha forse il difetto di provenire dalla prima repubblica calcistica ma ha di sicuro una qualità. Ha la schiena dritta. E possiede il coraggio sufficiente per mettersi di traverso rispetto alla bozza di riforma dello statuto federale. Sostenuto dal consenso dei suoi presidenti di società, Massimo Moratti in testa, ha respinto al mittente il fascicolo preparato dal vice-commissario Coccia e condiviso dal commissario Luca Pancalli. Non solo. Ma nello spiegare i motivi, politici e pratici, del no, secco e deciso, decretato al termine dell’assemblea di ieri a Milano, ha avuto il dono della chiarezza. «Col nuovo statuto la federcalcio, di fatto, cede quote di competenze e di potere al Coni che è sottoposto alla vigilanza del Governo e perciò esposto alla politica che ha fatto una invasione nel mondo calcistico e nel Coni stesso», la dichiarazione di Matarrese è un vero e proprio alt all’azione del ministro Giovanna Melandri, mai nominata per la verità oltre che per galateo istituzionale. «Io non voglio aprire scontri con nessuno ma voglio che la federcalcio abbia la forza di difendere la Lega» è la frase successiva con cui Matarrese ha sgombrato il campo da improbabili guerre sante con Pancalli per segnalare invece l’obiettivo autentico. «Il motore del calcio italiano è qui a Milano e non conviene a nessuno togliere benzina a questo motore» la dichiarazione simbolica dello strappo avvenuto ieri.
Il calcio italiano che conta, compatto, e non accade di solito (una sola voce fuori dal coro, quella di Maurizio Zamparini che è in rotta con Matarrese e la sua linea: «Tira brutta aria, tira aria di restaurazione») ha detto no a Pancalli e alla bozza firmata dall’avvocato Coccia, «che è il legale del Coni» sottolineano maliziosi alcuni presidenti di società. L’ha fatto sulla base di una serie di obiezioni riassunte dagli interventi più polemici di ieri. «Ci sono norme assurde» la sintesi. Nello specifico, i contrasti sono su tre punti: 1) l’abolizione del diritto di veto da parte della Lega di Milano sulla elezione del presidente federale; 2) la riduzione dei consiglieri federali in quota alla Lega stessa; 3) la nomina, per tale mansione, di esponenti che non siamo dirigenti o presidenti di società. «Per non parlare delle multe da passare alla federazione» aggiungono alcuni consulenti legali interpellati da Matarrese. L’appuntamento del 22 gennaio, data fissata da Pancalli per l’assemblea chiamata ad approvare la bozza di statuto, è destinato perciò a saltare. «Non c’è il tempo materiale per studiare al meglio la materia, non è una data perentoria, si può spostare. Non credo neanche che siano d’accordo le altre leghe» l’ultimo affondo di Matarrese. Pancalli resterà in carica per molto altro tempo, quindi.
Un no alla bozza federale, un sì convinto invece al nuovo regolamento della Lega. «Non è stato facile, è stata una bella fatica» il giudizio complessivo di Matarrese. Dal testo che mantiene l’impostazione sulla governance (presidente slegato dai club, un vice-presidente vicario, un direttore generale, due vice-presidenti, sei consiglieri di A e cinque di B) è sparito ogni riferimento alla federcalcio, quasi una rappresaglia nei confronti della bozza federale che di fatto ha umiliato il ruolo della Lega. Pancalli è avvertito: don Tonino non scherza. Non solo. Ma a proposito della ripartizione delle risorse si è deciso di affidare il criterio non al consiglio di Lega ma all’assemblea dei presidenti.