Rottura Lega-Rai: il calcio parte senza radio e televisione

I presidenti respingono l’offerta di 30 milioni per i diritti in chiaro. I gol solo nei tg dopo le 20.30. Salta anche "Tutto il calcio" su Radio Rai. Ma si tratta fino a sabato

Milano - Sedici milioni di famiglie appese al diritto di cronaca. E cioè a quei quattro-minuti-quattro di highlights (gli episodi salienti della giornata calcistica), che al momento le televisioni in chiaro (Rai e Mediaset, su tutte) potranno trasmettere solamente all’interno dei loro telegiornali. Non un minuto in più.

«L’assemblea della Lega Calcio ha deciso all’unanimità di non assegnare i diritti televisivi del calcio in chiaro», le parole con le quali Adriano Galliani, presidente in forma straordinaria per l’assenza di Antonio Matarrese, consegna ai taccuini dei cronisti l’esito di un’assemblea durata poco più di 90 minuti. Il tempo - minuto più, minuto meno - di una partita di calcio, per decretare che «la Lega non può vendere il proprio prodotto a certe cifre di saldo». E via a snocciolare numeri e dati. «La passata stagione - continua l’amministratore delegato rossonero - abbiamo venduto gli highlights in chiaro per 70 milioni di euro: 61,5 milioni da Mediaset, 5 milioni dalla Rai, per le immagini dopo le 22.30 più alcuni milioni da La7, Sportitalia e diverse tv locali. Al momento, l’offerta della Rai è ferma a 20,5 milioni: un’offerta che non possiamo accettare». Rispedite al mittente anche le altre offerte per Serie B, coppa Italia e diritti radiofonici, nonostante da viale Mazzini fosse già arrivata una ritoccatina al rialzo dell’offerta: la Rai aveva infatti già rilanciato, arrivando a una cifra complessiva di circa 30,6 milioni (600 mila per la Supercoppa, andata in onda domenica), dei quali 23,5 milioni fra serie A e B (20,5 per la serie maggiore, 1 milione per quella cadetta e 1,9 per i diritti radiofonici) più 6,4 milioni per i diritti della coppa Italia. «Ci rendiamo conto - prosegue Galliani - che i diritti in chiaro si siano svalutati rispetto alla passata stagione, in seguito alla crescente espansione delle pay-tv: ma la proposta della Rai recita una svalutazione del 70% che non possiamo accettare».

Partita chiusa? Nient’affatto. Ora la trattativa si sposta su tavoli privati. «Ma sia ben chiaro - conclude Galliani - che non siamo disposti a “spacchettamenti” del prodotto», nonostante Maurizio Zamparini si dica sicuro che «da qui a sabato si fanno in tempo a fare ancora tante cose, all’italiana...». Bocche cucite sull’importo che la Lega Calcio intende incassare dalla vendita: «Siamo più che disposti ad abbassare la richiesta di 70 milioni» confessa Galliani, il sentore è che tutto potrebbe risolversi per una cifra intorno ai 50 milioni. «Sono convinto che con la Rai troveremo un accordo», la chiosa finale fatta arrivare dal presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese.

«A questo punto - spiega Paolo Romani, sottosegretario alle Comunicazioni - si apre un tavolo senza buste chiuse, senza la necessità che si riunisca l’assemblea della società di calcio per decidere se le offerte sono congrue o meno. Ho parlato con il direttore generale della Rai Cappon per incitarlo ad essere protagonista di questa trattativa: mi auguro, comunque, un percorso positivo». E puntuale è arrivata in serata, la risposta dell’azienda di viale Mazzini: «La Rai - si legge in una nota - ritiene di aver compiuto un significativo sforzo e che pertanto non può in alcun modo esserle attribuito l’eventuale decisione della Lega di oscurare il calcio al di fuori di quanto previsto dall’esercizio del diritto di cronaca».

Domenica, dunque, prepariamoci a una giornata senza calcio in chiaro, priva persino di dirette radiofoniche. «Una domenica senza Tutto il calcio minuto per minuto? - si domanda Alfredo Provenzali, voce storica della trasmissione che da cinquant’anni scandisce i pomeriggi dell’Italia del pallone - Impensabile. Speriamo che la situazione si sblocchi, visto che Tutto il calcio, andato in onda per la prima volta nel 1959-60, quest’anno dovrebbe festeggiare il cinquantesimo compleanno». Sarebbe senz’ombra di dubbio, un triste anniversario.