Rottweiler, rifiuti e villette nella baraccopoli della strage

Vecchie auto, montagne di rifiuti e rottweiler in libertà. Il capolinea del 63 è dietro l’angolo, a due passi dal cimitero. Benvenuti a Muggiano, dove c’è chi ha persino assoldato dei vigilantes contro le «scorribande dei rom». Già, qui a due passi dalla tangenziale - tra vecchie cascine e una fetta di campi - sorgono quattro campi nomadi con tanto di villette a schiera, anche su due piani, veranda inclusa e cancello elettrico comandato a distanza.
Sì, gli zingari non si sono fatti scrupoli di edificare su terreni destinati esclusivamente a uso agricolo all’interno di un luogo protetto qual è il parco agricolo sud. Quanti sono i rom? Cinquecento, dicono le stime della Prefettura: cinquecento che si contrappongono con «forza alla società civile» e trasformano i duemilacinquecento residenti di Muggiano in «vittime». Note del comitato di quartiere accompagnate dai ritagli della cronaca nera: dalla tabaccheria svaligiata quattro volte in un mese all’edicola presa di mira cinque volte passando per la pizzeria che cambia gestione ogni ics mesi «perché lavorare con tranquillità è impossibile».
Esempi di un oltraggio alla qualità della vita che a Muggiano non sono più disposti a tollerare e la riprova è quel faldone «alto dieci centimetri» di denunce raccolte dal comando dei ghisa. Denunce rimaste lettera morta, naturalmente. Motivo? I ghisa non intervengono perché hanno paura e c’è chi tra gli agenti ancora si ricorda «con terrore quando una pattuglia è rimasta “imbottigliata“ dai rom che non volevano farli entrare nel loro campo». O, ancora, si ricorda «quel signore anziano finito all’ospedale mentre stava soccorrendo un giovane. Chi l’ha malmenato? Be’, loro, i rom». Che, tra l’altro, continuano a trasformare il quartiere in «un’enclave dell’illegalità» come raccontano le cinquanta famiglie che abitano nella cascina Guascona, ad appena cento metri da un campo nomadi: cinquanta famiglie che vivono asserragliate. E non solo di notte.