Roulotte, servizi e scuole: il campo nomadi di Voghera progettato dalla Lega

Hanno un Santo protettore e un impegno: mantenere l'ordine. Padre Pio è il patrono eletto per acclamazione, i bambini vanno tutti scuola, non c'è una roulotte che non abbia l'acqua, ogni famiglia occupa la sua piazzola. E paga le tasse: luce, fognature e quell'acqua pulita che conferisce alla distesa di case su ruote, piccolo villaggio mobile di 68 persone, un aspetto lindo e ospitale.
Il campo nomadi più attrezzato d'Italia si trova a Voghera e porta il marchio della Lega. In questa cittadina del pavese dove da decenni si erano radicati i sinti, nomadi per la loro storia ma più stanziali di un lombardo affezionato alla sua terra, il problema degli insediamenti abusivi l'hanno risolto senza barricate.
Nei tempi correnti di dispute sulle impronte ai rom, di censimenti, mancata integrazione e critiche all'Italia di razzismo, si scopre che a Voghera la giunta di centrodestra da più di tre anni ha contato e sistemato, ha mandato i bambini nomadi a scuola, ha offerto tutti i servizi a pagamento con un'organizzazione rigorosa del campo. Qui non esistono immondizia sotto il cielo, topi affamati e fumi di fogna. Ma pulizia e disciplina: pulmini che vengono a prendere i piccoli sinti per portarli a scuola; il volto in vista del santo di Pietrelcina, che le famiglie hanno voluto a vedetta del villaggio, dedicandogli una statua in mezzo alle roulotte.
La giunta è di centrodestra (il sindaco Aurelio Torriani, di Forza Italia, è in carica dal 2000), ma il villaggio sinti porta in un certo senso la firma della Lega, perché tra i promotori del campo istituzionale per i nomadi c'è l'inventore delle ronde padane, Gigi Fronti, che a Voghera fa l’assessore. Sabato è arrivato in visita l'europarlamentare del Carroccio Mario Borghezio. «Era il 2000 - racconta Fronti al Giornale - quando la nostra giunta ereditò dall'amministrazione di sinistra un problema enorme. Una sessantina di sinti si trovavano nel cortile interno di una Caserma di cavalleria, una zona centralissima della città».
La soluzione partì dal censimento di quelle famiglie abusive e proseguì con l'individuazione di un'area idonea a ospitarli. Furono disegnate le piazzole e assegnate a ciascuno. La prima offerta del Comune era stata per alcuni alloggi popolari. Ma la comunità si rifiutò: lo spirito nomade dei sinti italiani è un orgoglio che il tempo e le comodità non si portano via. Il campo non si trova nel centro di Voghera, ma vicino a un svincolo a poca distanza dal cuore della città, su un terreno espropriato dal Comune. Fronti non vuol sentir parlare di ghettizzazione. Un'area andava trovata, e doveva essere legale, comunale. E i sinti hanno accettato. Si trovano talmente a loro agio adesso, da aver paura dei nomadi più dei cittadini di Voghera. «Se vengono i rom noi li cacciamo!», fanno sapere al villaggio.
Chi è fuori dalla legge qui non avrà spazio. Anche se si proclamerà nomade. A parte la divisione geometrica delle piazzole, c'è tutta una struttura di pagamento dei servizi che prevede che il costo di acqua, luce e gas dei nomadi sia «detratto alle famiglie sinti dai contributi che percepiscono come famiglie disagiate», spiega Fronti. A fine anno «si conguaglia tutto». Insomma, «un'idea vincente», rivendica il vicesindaco leghista.
E gli ospiti hanno «arredato» lo spazio assegnato con un prefabbricato per la cucina, con una club house. «Sono seguiti giornalmente - dice Fronti - quando si vede qualcosa che non funziona scatta l' intervento dei vigili urbani. Ci teniamo a far sapere che la scolarizzazione è al cento per cento»: di impronte qui non c'è bisogno. Si sa chi sono i nomadi, quanti sono: sessantotto, in attesa di nuovi bebè.
Ovvio che si tratta di una comunità «che non accetta le convenzioni della nostra società», ma «sono esseri umani - dice il leghista che ha trovato alloggio ai sinti - e per questo bisogna garantire i servizi, non quelli minimi, ma tutti». Nel rispetto delle regole e con la benedizione di Padre Pio.