«Roveraro non doveva morire»

Enrico Silvestri

nostro inviato a Parma

Tre ore mezza di analisi e prelievi, dalle 13.30 alle 17. Hanno lavorato sodo i medici legali Roberto Testi e Mirella Gherardi che ieri hanno effettuato l’autopsia sui resti di Gianmario Roveraro, a cui ha assistito anche il colonnello dei Ris, Luciano Garofano. Al termine nessuna dichiarazione, ma i primi riscontri lascerebbero immaginare che la versione fornita da Filippo Botteri sia veritiera. In buona sostanza il finanziere è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa. Per sapere quando e dove, però, bisognerà attendere ulteriori esami.
Intanto da Milano rimbalzano gli esiti dell’interrogatorio di Mario Baldi, che ribadisce nuovamente come l’omicidio non fosse compreso nel piano. Roveraro fu prelevato sotto casa il 5 luglio da Botteri, Baldi ed Emilio Toscani. Portato in provincia di Modena, in un casolare, poi trasferito in casa Botteri a Parma, infine portato sul greto del torrente Baganza. Qui, nella notte tra il 7 e l’8, sarebbe stato ucciso e fatti a pezzi da Botteri. Per il momento l’autopsia avrebbe confermato il colpo di pistola alla testa, anche se non è ancora stato trovato il proiettile, mentre altri particolari, come il momento esatto della morte e i luoghi dove è stato deposto il cadavere, saranno chiariti da successivi esami di laboratorio. Conclusa l’autopsia, la salma è stata riconsegnata alla famiglia che ha organizzato per oggi i funerali a Milano. Il corpo sarà poi sepolto venerdì ad Albenga. Quasi nelle stesse ore in procura a Milano veniva sentito Baldi che ha aggiunto altri particolari. Confermando come il sequestro fosse stato a lungo studiato ma non prevedesse una tragica conclusione. Baldi, infatti, ha confessato di aver condotto la prima sera Roveraro in un casolare di Albareto, di avergli portato da mangiare e un materasso e avergli anche fatto la guardia per un’oretta. Il giorno dopo, chiamato da Botteri, va a prendere il sequestrato e l’amico per condurli a Parma convinto che tutto sarebbe finito di lì a poco: «I due erano sereni, parlavano tranquillamente tra loro e Roveraro non era legato. Ero sicuro a quel punto che la cosa si stesse per concludere e che l’avrebbero liberato a breve». Invece la situazione precipita nelle ore seguenti, quando Botteri si è trasformato in killer.