In rovina il monumento e la strada di Guido Baccelli

Valeria Arnaldi

Guido Baccelli, chi era costui? Sembra che a Roma sia proprio il caso di porsi questa domanda. Almeno a giudicare dallo stato in cui versano il monumento e il viale a lui dedicati, entrambi abbandonati al degrado. Realizzato nel 1921 in piazza Salerno dallo scultore Attilio Selva - noto, tra l’altro, per la sua adesione alla Scuola Romana - il monumento a Guido Baccelli, medico e politico, è una sorta di piccolo tempio stilizzato in marmo, all’interno del quale si trovano tre nicchie che ospitano altrettante teste bronzee e lapidi con il racconto dei momenti salienti della sua vita. L’ispirazione classica dell’opera, oltre a essere una peculiarità dello stile di Selva, è un evidente omaggio alla raffinata cultura del politico e alle sue molte iniziative votate alla tutela dei monumenti capitolini. In più mandati ministro della Pubblica Istruzione - ma anche dell’Agricoltura e dell’Industria - tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, Baccelli fu, infatti, colui che, come riporta una delle iscrizioni «istituì la galleria d’arte moderna... scoprì nel Foro nuovi resti della grandezza antica, riunì con pubblico passeggio il Palatino alle Terme Antoniniane». Non solo. Propose un disegno di legge per la conservazione e la tutela dei monumenti di Roma per quella che definì la loro «efficacia educativa e civile», si fece portavoce di numerose iniziative per la valorizzazione delle aree archeologiche capitoline, restaurò il Pantheon, curò gli scavi di Pompei e affermò il principio secondo il quale i reperti devono essere conservati nei luoghi nei quali sono stati rinvenuti. È un triste paradosso, quindi, quello cui oggi assiste chi si trovi a passare davanti al tempietto a lui dedicato, ridotto a spartitraffico in una zona spesso teatro di ingorghi e incolonnamenti. La nuova «destinazione», oltre che poco rispettosa della passione e dell’impegno che Baccelli pose nella difesa della cultura e dell’arte romana, ha un costo salato anche dal punto di vista della conservazione del monumento. I suoi marmi, infatti, sono evidentemente anneriti dallo smog. Le statue bronzee sono coperte di rigature di verderame e segni di corrosione. Le iscrizioni in più punti sono divenute illeggibili, fino alla totale scomparsa dei caratteri incisi sul terzo cippo. Molti dei sampietrini che compongono la base su cui si alza il monumento giacciono, divelti, in terra. I gradini sono spezzati e coperti da erbacce. Non mancano rifiuti, in alcuni casi addirittura incastrati tra i cippi a riempirne gli spazi vuoti. A salvare l’opera dai graffiti sembra essere solo la sua collocazione, troppo «scomoda» per i writer. La situazione non migliora se ci si sposta nella strada dedicata al ministro. Viale Guido Baccelli si trova alle spalle delle Terme di Caracalla e di notte, ormai da anni, è il cuore della prostituzione transessuale. Appena cala la sera, i trans, in abiti succinti, fanno la loro comparsa sui marciapiedi e inizia il viavai di clienti. La mattina dopo, nei giardinetti che fiancheggiano la via, rimangono stracci, bottiglie di birra e alcolici vari, preservativi usati e a volte perfino scarpe. E ancora giornali, cartoni, rifiuti di ogni tipo. Dell’erba non c’è quasi traccia, le panchine in marmo sono spezzate o divelte. I resti dell’acquedotto dell’Aqua Antoniniana vengono usati come latrine a cielo aperto. Un altro paradosso per Baccelli, sia dal punto di vista igienico-sanitario - fu autore di numerosi saggi sulle malattie infettive, medico della casa reale e del papa, fu lui a fondare il policlinico «Umberto I» e la Società Italiana di Medicina Interna - che da quello della tutela del verde. Suoi sono gli studi sulla bonifica delle paludi pontine e l’istituzione, nel 1923, della Festa degli Alberi allo scopo di diffondere tra i giovani il rispetto e l’amore per la natura. Il degrado non risparmia neanche i marciapiedi - rotti in diversi punti, trasformati in sterrati e ricoperti da piante selvatiche - e la strada, solcata per quasi tutta la sua lunghezza da profonde crepe. L’ultimo paradosso ha come protagonista il Comune, che, proprio in viale Baccelli ha la sede del Dipartimento alla Sicurezza, tra i cui compiti c’è il recupero urbano di ambienti degradati. Nel dettagliato elenco dei criteri in base ai quali si valuta il degrado, presente sul sito del Campidoglio, si legge: «vicinanza con abitazioni civili, presenza di frequentazioni sospette, presenza di materiali abbandonati che possano presentare un pericolo anche sanitario, situazione di pericolo per l’accidentale frequentazione da parte di bambini o altre fasce deboli di cittadini». Malgrado la vicinanza agli «osservatori» e la rispondenza ai criteri menzionati, la zona rimane in un totale stato di abbandono.