«Rovinato da Equitalia, devo licenziare trenta persone»

Sono diversi mesi, ormai che qui a Ronco Scrivia, all’Ecobi farmaceutici non si lavora più. I trenta dipendenti sono in cassa integrazione in deroga, le macchine sono in «ostaggio». «Di Equitalia, che me le ha sequestrate e le vuole rivendere a un prezzo dieci volte inferiore al loro valore» racconta il titolare, Giuseppe Lungaro, 77 anni di cui 50 vissuti nell’ambiente del farmaco. La storia che Lungaro racconta al Giornale, è lunga e articolata. Impossibile dire a priori di chi sia la ragione e di chi il torto, ma sugli effetti non ci sono dubbi. Il debito con Equitalia ha portato l’azienda, che avrebbe commesse milionarie già firmate, a bloccare la produzione. «E senza macchine io non posso lavorare e quindi non posso pagare il mio debito con le tasse». Lungaro vede nero negli ultimi mesi, una serie di vicissitudini l’ha condotto fino al punto di chiudere i battenti. Un caso che non ha nulla a che fare con la mancanza di lavoro. «La mia azienda lavora da cinquant’anni e per Ronco Scrivia è un punto di riferimento - dice - Produciamo antinfiammatori e mucolitici, ma anche un medicinale usato nei cocktail anti aids che produciamo solo noi e che dunque è molto importante anche per migliaia di malati. I miei dipendenti sono quasi tutti donne che hanno uno stipendio variabile dai 1.200 ai 1.500 euro e per loro è un modo di contribuire all’andamento della famiglia». Invece a un certo punto qualcosa va storto. Lungaro non parla mai di complotto, ma di certo c’è chi gli ha voltato le spalle, accusandolo di non pagare i debiti. «Il mio direttore tecnico che vantava un credito nei miei confronti di 5mila euro, tra cui anche la tassa di iscrizione all’ordine dei farmacisti che secondo me io non gli dovevo - spiega l’imprenditore -, ha scritto al ministero della sanità dicendo che l’azienda non era più in condizione di produrre. A quel punto io ho chiesto anche che venissero gli ispettori per valutare la situazione e mi sono rimesso al Ministero, che tuttavia mi ha chiesto di ripartire con l’attività con nuove garanzie».
Nel frattempo la vicenda di Equitalia che ha dato la botta finale. «Hanno scritto ai nostri clienti dicendo che avevamo un debito di un milione e 400mila euro, e di non pagare più noi bensì di dare i soldi a loro - continua l’imprenditore - Adesso dopo il blocco delle macchine vogliono dare l’assalto all’immobile dove si torva la fabbrica, e che vale oltre 3 milioni di euro. Equitalia però pensa di ricavarne circa 300mila».
Insomma, la vicenda si complica anche quando entra in scena un albergatore che per un debito non saldato mette a soqquadro la ditta e viene denunciato. «Mi dispiace per i miei dipendenti - Credo che Equitalia dovrebbe darmi la possibilità di lavorare per pagare i miei debiti, visto che la mia attività vale dieci volte di più».