Roy Paci, l’«atomica» della musica

Luca Testoni

Roy Paci, il trombettista siracusano di Agusta, classe 1969, definito da Manu Chao una «bomba atomica», conosce la difficile arte di entusiasmare tanto i jazzofili e gli amanti della sperimentazione quanto i frequentatori del rock contaminato e della musica popolare.
Lui ama considerarsi «un musicista e basta» ed è ben lieto di non essere classificato negli schemi di genere. Un artista a 360 gradi, dunque, capace di affrontare la musica come un tutt'uno, senza porsi limiti di genere e spendendo la sua classe e la straordinaria tecnica strumentale in numerosissimi progetti. Il più apprezzato da qualche anno a questa parte si chiama Aretuska. Una formazione approntata esplicitamente con spirito ludico.
«Per tanti anni ho suonato jazz tradizionale, ero saturo. Mi volevo anche divertire. Ho sempre nutrito una gran passione per il rock steady, quello classico in cui c'è tutta una commistione tra ritmi giamaicani e caraibici, ska, calipso e il jazz», racconta l'ex spalla di Manu Chao nei Radio Bemba. «Trasformando in quella chiave gli standard, ho iniziato a suonare con un nucleo di musicisti siciliani che avevo reclutato senza l'intenzione di pubblicare cose o di fare concerti al di fuori del nostro territorio. Chi voleva sentirci doveva venire a casa nostra. Si sono fatti avanti i ragazzi della casa discografica e tra i fumi dell'alcol è nato il progetto discografico».
Adottato un look ironico ed estremamente riconoscibile, modello «Corleone», giocando con gessati, cravatte rosse ed occhiali neri, ecco l'album d'esordio degli Aretuska, Baciamo le mani (2001), una potente fusione a base di rock'n'steady, ska e melodie mediterranee. A seguire, nel 2003, Tuttapposto e, a marzo 2005, Parola d'onore.
Un «figlio» quest'ultimo, discograficamente parlando, che ha poco a che spartire con i suoi due fratelli maggiori. Forse perché - come spiega lo stesso trombettista - «la musica non è più pura in quanto a generi di riferimento, ma al contrario è diventata un mélange fatto di differenti influenze e idiomi: c'è ancora lo ska, naturalmente, ma anche il dancehall, il reggae, lo scratch, la trance, il big beat, l'afro-funky e tanto altro ancora. E lo stesso succede nell'idioma utilizzato per le canzoni: siciliano, italiano, spagnolo, broccolino, tedesco, tutto si mescola per creare una lingua impressionista e immediatamente comprensibile». La chicca? La rilettura in chiave caciarona e «balcanica» di Malarazza, il tradizionale siciliano fatto conoscere al grande pubblico da Domenico Modugno.
Questa sera (ore 21, ingresso libero) concerto alla tredicesima edizione della Festa della Birra di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Assieme al cantante-compositore-trombettista, saliranno sul palco anche Alessandro "Jah-Sazzah" Azzaro (batteria), Gaetano Santoro (sax), Peppe Siracusa (chitarra), Josh Sanfelici (basso), Marco Skalabrino (tastiere), Giorgio Giovannini (trombone), Massimo Mercer (tromba), Rude e Marco "Zuli" Zuliani (voce).