Royal Bank rilancia su Abn e prepara lo «spezzatino»

Ora gli scozzesi pagano il 93% dell’Opa in contanti Gli analisti ci credono e Barclays vacilla

da Milano

Dal pensiero all’azione in poco più di quarantotto ore: anche se venerdì i magistrati olandesi hanno assegnato un punto agli avversari di Barclays, Royal Bank of Scotland è ripartita alla conquista di Abn Amro al cui orizzonte torna a presentarsi la prospettiva di uno spezzatino.
Rbs, che a differenza di Barclays vuole comprare Amsterdam per poi dividerne le spoglie con i compagni di cordata di Fortis e Santander, ha infatti alzato dal 79% al 93% la posta in contanti della scalata più grande della storia del credito.
Il controvalore complessivo dell’offerta è rimasto fisso a 71,1 miliardi (38,40 euro per azione), ma gli scozzesi ne hanno modificato la composizione dicendosi pronti a riconoscere per ogni titolo Abn Amro 35,6 euro in contanti. Considerando la parte in azioni (ora pari al 7% del totale) Rbs paga il 10% in più rispetto a Barclays, la cui proposta si ferma a 35 euro: 63,2 miliardi il totale, peraltro tutti in carta. Non solo Rbs ha rinunciato alle proprie mire su LaSalle, cancellando la clausola con cui aveva chiesto ad Amsterdam di mantenere nel proprio perimetro la controllata americana. Da ieri si è rivelato vano, quindi, anche l’arrocco con cui l’ad di Abn, Rijkman Groenink, aveva pianificato la cessione di LaSalle a Bank of America per 21 miliardi di dollari con l’obiettivo di «avvelenare» l’offerta degli scozzesi. A questo punto Royal Bank potrebbe tuttavia cercare un accordo parallelo con gli americani per rilevare alcuni asset del gruppo dell’Illinois.
La cordata Rbs-Fortis-Santander «non ha mai pensato di mollare», ha ribadito il numero uno degli scozzesi Fred Goodwin. Abn è «attraente oggi come lo era la scorsa settimana, ed è per questo che andiamo avanti», ha spiegato il banchiere noto per la propria tenacia mentre il mercato, sorpreso dal rilancio generoso, spingeva l’istituto olandese fino a una crescita del 4% sopra i 37 euro.
Visto che Abn ha assicurato parità di analisi tra le due proposte, le Borse tornano a credere a una vittoria di Rbs a meno che Barclays non decida di mettere mano al portafoglio. Al momento Londra ha però rinunciato a raccogliere la sfida: «Andremo avanti con l’operazione solamente nella misura in cui questo produce giusti risultati per i nostri azionisti», ha assicurato l’ad John Varley, probabilmente indotto a un atteggiamento guardingo anche dai malumori emersi nella propria base azionaria alla sola idea di un ulteriore impegno nella campagna d’Olanda. Un’ulteriore via di uscita potrebbe essere il soccorso di un altro cavaliere bianco, di cui tuttavia al momento non si vede traccia.
Ribaltata in due giorni la sconfitta provocata dal via libera della Corte suprema d’Olanda alla cessione di LaSalle, Goodwin dovrà ora confermare la propria offerta in tempi stretti: il termine, anche per capire le mosse di Londra, è lunedì prossimo 23 luglio. A quel punto Abn andrebbe verso il previsto spezzatino delle proprie attività. La soluzione era già stata reclamata da alcuni fondi speculativi, grandi soci del gruppo e da tempo in aperto contrasto con la strategia di Groenink. Nell’ipotesi iniziale ad aggiudicarsi le attività italiane, di cui il pezzo pregiato è il pieno controllo di Antonveneta, sarebbero gli spagnoli del Santander che dopo aver perso il braccio di ferro sul prezzo nella fusione Banca Intesa Sanpaolo e aver puntato un chip su Capitalia (destinata a confluire in Unicredit a settembre) otterrebbero così una colonia diretta in Italia.