Ru 486 in arrivo negli ospedali E si riapre subito la polemica

Questione di qualche settimana, dicono da Parigi. Ormai manca solo la «fustella» e una volta che il Poligrafico dello Stato terminerà la stampa delle etichette, contenenti il codice a barre e le altre indicazioni di legge, la ditta francese produttrice della Ru486 inizierà a spedire le confezioni in tutta Italia (si parla di metà marzo). Eppure, alla vigilia dell’arrivo della pillola abortiva, solo 6 Regioni hanno deciso (3 per il ricovero ordinario e 3 per il Day hospital) quale via di somministrazione adottare. Le altre aspettano indicazioni da Roma e c’è qualcuno che ha rimandato la scelta al dopo elezioni di marzo. Secondo un’indagine della rivista Il Bisturi, quindicinale di politica sanitaria, sono solo Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana, Trento e Veneto ad aver già deciso come somministrare la Ru486 alle donne che vorranno effettuare l’aborto farmacologico in alternativa a quello chirurgico. Tutte le altre non hanno ancora preso una decisione. In particolare, Lombardia, Toscana e Veneto hanno deliberato per il ricovero ordinario per tutta la durata dell’interruzione di gravidanza (normalmente tre giorni), mentre Emilia Romagna, Piemonte e P.A. di Trento, hanno seguito la via della possibilità del Day hospital, prevedendo appositi protocolli che consentono comunque il monitoraggio costante della donna, anche al di fuori dell’ospedale, per l’arco di tempo necessario all’aborto.
Ma intanto nel Paese torna a imperversare la polemica. La pillola abortiva Ru486 «ha già provocato 29 morti. Come mai questo farmaco non è stato bloccato come accade per tutti i farmaci che hanno dato la morte?». A parlare è monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia accademia per la vita, che ribadisce la condanna senza appello da parte della Chiesa sulla commercializzazione della pillola abortiva. Secondo il presule, con la Ru486 «si è trasgredito alle regole della sperimentazione. Sul tema ieri è intervenuto anche Maurizio Gasparri, presidente del senatori del Pdl: «Non ci può essere una domiciliazione dell’aborto. Non ci può essere un utilizzo al di fuori delle norme della 194 - ha detto Gasparri - continueremo su questo fronte la nostra battaglia se dovessero proseguire in Emilia-Romagna, come in altre regioni, comportamenti di questi tipo. Sono iniziative di rilevanza penale. Per cose di questo tipo - ha scandito - c’è la galera».