Ruanda, tre ergastoli per il genocidio del '94

Il tribunale penale internazionale, con sede in Tanzania, ha condannato il colonnello Bagosora (la mente del massacro) e con lui anche Ntabakuze e Nsengiyumva, che dirigevano le operazioni. Nel genocidio morirono 800mila persone in 100 giorni

Arusha - Il tribunale penale internazionale per il Ruanda ha condannato all’ergastolo il colonnello Theoneste Bagosora, presentato come la "mente" del genocidio del 1994 in Ruanda, in cui vennero uccisi almeno 800mila tutsi e hutu moderati in circa 100 giorni. Il colonnello Bagosora è stato riconosciuto colpevole di "genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità", come altri due alti ufficiali dell’allora esercito ruandese, condannati anche loro al carcere a vita. "La corte condanna Bagosora, Ntabakuze, Nsengiyumva al carcere a vita" ha dichiarato il presidente norvegese Erik Mose. Il maggiore Aloys Ntabakuze comandava un battaglione paramilitare nella zona dell’aeroporto di Kigali, mentre il colonnello Anatole Nsengiyumva comandava le operazioni militari a Gisenyi, nel nord-ovest del Ruanda. Assolto invece il quarto imputato di questo processo, il generale Gratien Kabiligi, per cui è stato ordinato "il rilascio immediato".

La mente del genocidio Il colonnello Bagosora, hutu di 67 anni ed ex capo di gabinetto al ministero della Difesa all’epoca del genocidio, è stato presentato alla corte come la "mente" dei massacri costati la vita ad almeno 800mila persone, tutsi e hutu moderati, in soli 100 giorni. L’accusa aveva infatti sostenuto che il colonnello annunciò nel 1993, dopo aver messo fine ai negoziati con i ribelli tutsi del Fronte patriottico ruandese (oggi al potere a Kigali), che sarebbe tornato nel suo paese per "preparare l’apocalisse". Bagosora si è sempre dichiarato innocente. Il colonnello venne arrestato in Camerun il 9 marzo 1996 e trasferito al centro di detenzione della Corte di Arusha nel gennaio 1997. Il processo ha avuto inizio il 2 aprile 2002.