Ruba cavi di rame, resta folgorato

Partiamo da una premessa indispensabile: Genova è come l’Umbria, come la Toscana, come l’Emilia-Romagna, come le Marche. Rossa del rosso più carico a disposizione, incrostata di ogni consociativismo fra una certa borghesia e una certa sinistra e, soprattutto, di ogni voto clientelare. In una città dove i prepensionati sono a livelli record, dove il Comune con le sue partecipate è la prima azienda per numero di occupati, dove le associazioni degli amici e degli amici degli amici sono stratificate in ogni settore della società, pensare che un candidato non di sinistra possa essere eletto sindaco è quasi utopia. E infatti, persino nella scorsa tornata elettorale - quando i candidati del centrodestra trionfarono in tutta Italia e (giusto per citare la città più vicina) ad Alessandria la sindaco uscente di centrosinistra venne soppiantata da un candidato del Pdl che ottenne un vero e proprio plebiscito - nonostante l’ottimo risultato personale se parametrato alla storia di Genova, un candidato allora nuovo, credibile e assolutamente convincente come Enrico Musso non arrivò nemmeno al ballottaggio. Proprio nel momento in cui il centrodestra vinceva in tutta Italia e nonostante un evento come quello dei Magazzini del Cotone, dove Musso si superò, firmando il discorso più alto e bello di tutta la sua carriera politica, sfiorò il ballottaggio, ma non ci arrivò.
Fatta questa premessa - lunga, ma imprescindibile - occorre rendersi conto che i moderati hanno l’occasione della vita. Perchè, come si è visto a Sestri Ponente, sulla Gronda e anche l’altra sera a Voltri sul caso del «Porto d’Africa», la popolarità di Marta Vincenzi è ai minimi storici. E, soprattutto, lo è in alcune delle sue roccaforti. Insomma, se solo ci fosse un’alternativa seria e credibile, forse questa è la volta buona per provarci. Nonostante Genova sia come la Toscana, l’Umbria, l’Emilia-Romagna, le Marche.
E allora provo a ipotizzare una possibile strategia, sulla quale mi sono già confrontato informalmente anche con qualche esponente politico che, se vorrà, potrà intervenire nel dibattito su questo tema. Come potranno ovviamente intervenire anche i nostri lettori. Non ci sarebbe bisogno di precisarlo, ma lo faccio ugualmente: non pretendo che sia la strategia, è la mia strategia. (...)