Rubati 300 pastori del presepe: valgono oltre un milione di euro

Don Mario Rega: «Con la fiamma ossidrica hanno scardinato la porta blindata»

da Napoli

Nella grotta di Betlemme, è rimasto solo il Bambino Gesù. Poco distante, il buon Benito che dorme. Sul pavimento, l'asinello, smarrito o buttato via dai ladri, probabilmente, perché ritenuto di scarso valore, rispetto agli altri pastori. Hanno spazzato via tutto, o quasi tutto, il presepe «friccicariello» (dinamico), i predoni del furto su commissione, entrati in azione due notti fa, nella storica chiesa di San Nicola alla Carità, nel centro di Napoli. Ricco e pregiato il bottino dei sacrileghi malviventi: oltre trecento pastori antichi, della tradizione napoletana del Settecento e dell'Ottocento. Valore economico: oltre un milione di euro. Valore religioso: inestimabile.
Questo furto colossale è avvenuto mentre domenica notte infuriava il temporale. Ironia della sorte, a quattro passi dalla chiesa saccheggiata, c'è la caserma del Comando provinciale dei carabinieri. E, poco più in là, la Questura. Ma, nonostante il via vai ininterrotto di carabinieri e poliziotti, tre ladri, esperti d'arte, hanno avuto il tempo di scardinare con la fiamma ossidrica, la porta blindata dell'ingresso secondario di San Nicola alla Carità, disattivare l'allarme, saccheggiare lo storico presepe e andarsene via indisturbati.
Il parroco di San Nicola alla Carità, don Mario Rega è disperato. «Me lo hanno portato via. Il danno non lo hanno fatto a me, ma ai figli dei figli. Non esiste un valore commerciale perché con questo furto sono stati rovinati dei valori ben più grandi, come la gioia dei bambini che da sempre venivano a vedere i pastori».
Il presepe di San Nicola alla Carità, si trovava nel sotterraneo della chiesa. Era suddiviso in 5 nicchie, una sola della quali, lasciata intonsa dai malviventi. Cinque nicchie, larghe e profonde. Un atletico bandito ha scavalcato la vetrata protettiva (dopo avere tagliato la rete metallica che la sormontava) e se n'è andato a «passeggio» nel presepe, appropriandosi della Madonna e San Giuseppe, del bue e delle pecorelle e di tutte le altre figure tipiche di ogni presepe appartenente alla tradizione napoletana. Poi, sono fuggiti. Strada facendo, qualcuno di questi pastori, si è rotto o, comunque, è rimasto danneggiato. Le forze dell'ordine, infatti, hanno trovato alcuni frammenti sul pavimento.
Il saccheggio nelle chiese napoletane, dunque, prosegue indisturbato. Poco tempo fa, un altro tempio, blindato, era stato saccheggiato. A San Nicola alla Carità, ieri è stata una processione ininterrotta di fedeli ma la solidarietà difficilmente potrà riportare a «casa» i trecento pastori. Finiranno nella collezione privata, accessibile ai pochi, di qualche ricco e potente notabile. Sconsolato, don Rega, ha annunciato di non sapere «se l'anno prossimo riusciremo a rifare il presepe». Poi, ha aggiunto. «Così si perde un'immagine positiva di Napoli, danneggiata da un furto che colpisce la tradizione e i valori del Natale».
Negli anni scorsi, don Rega, per cercare di salvare qualche ragazzo dalla strage dei botti di capodanno, s'inventò il veglione in parrocchia. Centinaia di ragazzi risposero all'appello e fu anche merito suo se tanti ragazzi non finirono i festeggiamenti nei pronto soccorso cittadini. Un'anziana che è andata a salutarlo, con ironia tipicamente napoletana, osservando la facciata della parrocchia, commenta: «Quella è opera di Francesco Solimena, prima o poi verranno a prendersi pure quella».