Ruby 17enne: andai a letto con Ronaldo Eppure i pm indagano solo su Berlusconi

La ragazza marocchina dichiarò ai pm di aver fatto sesso, a 17 anni, con Cristiano Ronaldo e di aver subìto le avances di un imprenditore. Ma l'unica indagine aperta è quella a carico di Silvio Berlusconi. Con cui lei giura di non aver mai avuto rapporti intimi. Crolla pure il "caso Mubarak". Ruby disse di essere la nipote del rais già nel 2009

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Roma - Ruby Rubacuori, ancora minorenne, in uno dei suoi pri­mi interrogatori racconta ai pm di aver fatto sesso con la stella del Real Madrid Cristiano Ro­naldo. Fa il suo nome e non so­­lo, perché aggiunge dettagli. Di­ce di averlo conosciuto la notte tra 29 e 30 dicembre 2009 alla discoteca Hollywood di Mila­no, di essersi scambiata con il calciatore i numeri di cellulare. Di averlo rivisto a cena qualche sera dopo, e di esserci finita a let­to in un hotel di lusso, a Milano, alla fine di gennaio. Una notte passata «in una suite, al quinto piano», per poi scoprire che lui se n’era andato, lasciandole un biglietto, piuttosto scortese («Spero che quando torno non ti trovo nella stanza»), e 4mila euro in contanti. E non è finita qui.

Ruby a verbale spiega di aver incontrato ancora il cam­pione portoghese, per caso, un paio di settimane dopo alla di­scoteca The Club , e di averci pubblicamente litigato, lan­ciandogli addosso un bicchiere di champagne insieme ai soldi della «nottata» in banconote da 500 euro. Una scenata che avrà dato nell’occhio. E che, come racconta ancora Ruby ai magi­strati milanesi, avrebbe colpito lo stesso Ronaldo. Tanto che, a giugno scorso, quando i due si incontrano per caso ancora una volta (davanti al ristorante Ibiza di corso Garibaldi, sem­pre a Milano), lui le chiede scu­sa: «Pensavo fossi una ragazza come tutte le altre, che cercassi da me soltanto soldi». E alle pa­role, giura Ruby, Cristiano Ro­naldo fa seguire i fatti, accompa­gnandola per farsi perdonare in comunità, dove «anche le suore lo hanno visto e si sono incuriosite», conclude la ragaz­za marocchina.

L’episodio, rac­conta Repubblica , è nei verbali. Quegli stessi verbali nel quali, come è noto, Ruby non dice mai di aver fatto sesso con Ber­lusconi. Eppure il premier, per l’accusa di prostituzione mino­rile (oltre che per concussione) è stato rinviato a giudizio con ri­to immediato, anche se la pre­sunta vittima non conferma. Mentre «i magistrati - spiega il quotidiano diretto da Ezio Mau­ro - non hanno potuto control­lare » il racconto di Ruby che ri­guarderebbe il calciatore porto­ghese. Detto che, ovviamente, le pe­santi accuse della ragazza sono tutte da dimostrare, riesce diffi­cile comprendere l’assenza di qualsiasi riscontro da parte de­gli inquirenti alla storia, vera o falsa che sia, messa nero su bianco dalla ragazza. Soprattut­to considerando con quanto ze­lo, invece, si sono sostenute le accuse nei confronti del primo ministro anche se in mancanza di dichiarazioni così esplicite.

Si attendeva la «pistola fuman­te » della procura, nascosta chis­sà dove tra le pieghe dei verbali o degli atti dell’indagine. Ma molte delle «rivelazioni» fini­scono per ottenere l’effetto con­trario, aggiungendo confusio­ne al quadro complessivo delle accuse. Per esempio, c’è un dettaglio, collegato all’ipotesi di concus­sione, che due giorni fa è stato rivelato dal Fatto Quotidiano , giornale non certo vicino al pre­mier, e che getta una luce diver­sa sui fatti della notte di maggio alla questura di Milano, quella della telefonata di Berlusconi per liberare la «nipote di Muba­rak ». E il dettaglio riguarda pro­prio quella panzana, che era sta­ta attribuita al premier da diverse parti. Anche da Ruby, in uno dei suoi verba­li, anche se quando è stata senti­ta per le in­dagini di­fensive, la ragazza ha sostenuto che l’idea di fingersi nipo­te del rais egi­ziano era stata sua.

Ebbene, il Fatto è andato a raccogliere i ricor­di di Ester Fragata, una donna messinese che a Ruby aveva da­to un lavoro due anni fa. Il rap­porto tra le due è finito con una doppia denuncia (accusata di furto la marocchina, di induzio­ne alla prostituzione la sicilia­na), ma tra le cose che la signo­ra Fragata racconta ce n’è una decisamente rilevante: «(Ruby, ndr ) mi raccontò già allora di es­sere la nipote di Mubarak, in presenza di un mio amico, l’ar­chitetto Di Bernardo». Toh, ecco dunque che più di un anno prima che le strade di Ruby e di Berlusconi si incro­ciassero (perché la «prima vol­ta » ad Arcore di Ruby, secondo la procura, è a febbraio del 2010), la «falsa parentela» era già nel campionario della ragaz­za.

E quanto ai risvolti giudizia­ri della doppia denuncia di Mes­sina, a far luce dovrebbe provve­dere il processo, che si aprirà mercoledì prossimo. Ruby, nel­la sua controdenuncia, oltre ad accusare la titolare del centro benessere di induzione alla pro­­stituzione, cita anche un amico della donna, che avrebbe tenta­to di coinvolgerla in un gioco a luci rosse con dei dadi le cui fac­ce suggerivano gli atti sessuali da compiere. Lei si sarebbe ri­fiutata. Ma l’uomo, allo stato, nonostante le parole di Ruby, non è nemmeno indagato.