Ruby, la carta dei giudici che smentisce il pm

Nel provvedimento del tribunale dei minori c’è l’ok di un magistrato
all’affidamento della ragazza al consigliere Pdl Minetti. Il ministro
Maroni denuncia la Fiorillo dopo l’accusa di "falso". E anche la
Cassazione indaga sull’affaire

Roma - Anche la Procura generale della Cassazione indaga sull’«affaire Ruby». E potrebbe avviare azioni disciplinari sulle toghe coinvolte. «Accertamenti conoscitivi», soprattutto sul ruolo della pm dei minori, Anna Maria Fiorillo.

Dopo le dichiarazioni del procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati e del ministro dell’Interno Roberto Maroni in parlamento, sembrava tutto chiarito sulla correttezza di polizia e magistratura la notte tra il 27 e il 28 maggio in Questura.

Ma la Fiorillo ora accusa il titolare del Viminale di aver fornito una ricostruzione falsa dei fatti. Maroni risponde con una querela per diffamazione. «Quando uno è ferito, si difende - replica la pm - me lo aspettavo. È la ciliegina sulla torta. Divertente. Come indagato potrò dire tutto e rinuncio anche all’avvocato».

Il Csm, al quale la Fiorillo si è rivolta per avere tutela rivela a questo punto che dal 2 novembre si è già mosso il Pg della Cassazione Vitaliano Esposito, titolare dell’azione disciplinare come il guardasigilli. A lui, che fa parte del Comitato di presidenza di Palazzo de’ Marescialli, viene trasmessa la relazione in cui la pm insiste di non avere mai autorizzato l’affidamento di Ruby alla consigliera regionale Pdl Nicole Minetti. Il Csm, già perplesso sui suoi spazi d’intervento, ha così un buon motivo per non muoversi ed aspettare.

Ma Il Giornale è in possesso di un documento che sconfesserebbe la Fiorillo. Un atto ufficiale, del Tribunale dei minori, in cui il 30 giugno il collegio di 4 toghe presieduto da Anna Zappia nega l’affidamento di Ruby (chiesto a metà mese) alla famiglia di Lele Mora. La ricostruzione dell’intera vicenda rivela anche dettagli nuovi. Vi si legge che il 27 il pm per i minorenni ha deciso l’identificazione e fotosegnalamento di Ruby «e di collocarla in comunità». Ma aggiunge che il giorno successivo, il 28, gli agenti hanno accompagnato la marocchina a casa dell’amica brasiliana per prendere le sue cose, ma non c’era nessuno. Al ritorno in Questura, hanno trovato lì la Conceicao Santos con un’altra brasiliana e la Minetti. «Avendo constatato che nelle comunità per minori contattate - scrivono i magistrati - non vi era allo stato disponibilità di accoglienza, sentito il pm minorenni, hanno redatto verbale di affidamento provvisorio della minore alla Minetti», che la doveva tenere a disposizione del pm e vigilare sul suo comportamento. Il nome della Fiorillo non c’è, ma potrebbe trattarsi di un altro pm? La decisione finale sarebbe stata presa il giorno dopo e di quell’uscita dalla Questura finora non si era parlato.

Sulla base di questo e altri documenti Bruti Liberati, evidentemente, ha ritenuto che l’iter fosse corretto. E l’attacco della Fiorillo colpisce lui, oltre che Maroni. Il procuratore ha annunciato la chiusura dell’inchiesta interna il 2 novembre. È lo stesso giorno in cui dalla Cassazione parte la richiesta al Pg della Corte d’appello di Milano di una relazione sulla vicenda.

La Fiorillo ha probabilmente saputo dell’iniziativa. Forse si è messa in allarme, temendo di finire vittima dell’ingranaggio e così potrebbe spiegarsi la sua foga di venire allo scoperto per difendersi. Non solo nella lettera al Csm, ma nelle interviste a tv e giornali. «Hanno aggirato le mie disposizioni». «Maroni è andato in parlamento a calpestare la verità e questo non lo posso permettere». Contro di lei, le affermazioni del commissario Giorgia Iafrate: «Evidentemente ricorda male. Io invece ricordo benissimo e non cambio una virgola di quanto già detto. Ho seguito la prassi, come ogni notte».