Ruby, la Procura rischia lo stop

La richiesta di giudizio immediato per il Cavaliere era prevista per lunedì scorso. Poi un primo rinvio. Ieri il nuovo annuncio: "Se ne parla
lunedì prossimo". I pm vorrebbero un processo a botta calda sotto i riflettori di tutto il mondo. Eppure la
richiesta non è ancora partita. Pesa il ricordo del 2004: l'istanza di andare subito a processo fu bocciata

Era prevista per lunedì scorso. Poi un primo rinvio: «La firmeremo entro la fine di questa settimana». Ieri il nuovo annuncio: «Se ne parla lunedì prossimo». Il tema è sempre lo stesso: la richiesta di giudizio immediato per Silvio Berlusconi, il presidente del Consiglio che la Procura milanese vuole processare per concussione e per utilizzo della prostituzione minorile. Fin dal 14 gennaio, il giorno del clamoroso invito a comparire notificato al presidente del Consiglio, la Procura aveva reso noti i suoi piani: saltare l’udienza preliminare, separare la sorte del Cavaliere da quella dei suoi coimputati, portare il solo Berlusconi a processo nel giro di una manciata settimane per il suo ruolo nel «Rubygate».

Mossa potenzialmente devastante: un processo a botta calda, nel pieno della campagna elettorale delle amministrative, sotto i riflettori di tutto il mondo. Eppure la richiesta di giudizio non è ancora partita. Ritardi tecnici, per la grande massa di atti da fotocopiare e mandare al giudice? Non solo. Al momento di tirare le somme, il procuratore Edmondo Bruti Liberati e i suoi pm si sono trovati di fronte una serie di ostacoli non trascurabili. Ufficialmente, non c’è nessuna marcia indietro. Ma il clima teso che si respirava ieri in Procura era, probabilmente, il segno di una riflessione ancora tutta aperta.
Il codice prevede che per il giudizio immediato ci sia l’«evidenza della prova». Su questo punto i pm milanesi sono convinti di avere solidi argomenti da sottoporre al giudice preliminare Cristina Di Censo: anche se nella storia della Procura esiste un precedente sgradevole, quello del giudizio immediato per lo scandalo Parmalat, clamorosamente rifiutato dal giudice Piffer nel 2004. Ma nelle ultime ore è emerso un aspetto finora trascurato, perché i pm si sono accorti che dei due reati contestati a Berlusconi solo la concussione è ammessa dalla legge al giudizio immediato. Certo, si può provare a sostenere che anche il reato di prostituzione minorile debba seguire la sorte del reato più grave. Ma il rischio di una bocciatura c’è. Tanto che ieri si è discusso persino della possibilità di chiedere il processo a Berlusconi solo per la concussione, trasformando il «Rubygate» in uno spezzatino giudiziario senza precedenti. La sensazione è che stiano entrando in rotta di collisione due esigenze della Procura: quella di un processo esemplare anche nella sua rapidità, e quella di evitare passi falsi. «Decideremo nelle prossime ore», fanno sapere ora dal quarto piano del palazzo di giustizia.

Nel frattempo vengono smentite le ipotesi, avanzate tra gli altri dal deputato Luca Barbareschi, secondo cui esisterebbero delle immagini scottanti delle feste di Arcore: scattate non dai cellulari delle giovani ospiti, bensì da apparecchiature sofisticate in uso ai servizi segreti. «Non abbiamo niente del genere», dice una fonte vicina agli inquirenti. E viene smentita anche l’esistenza di nuove clamorose «pentite» dell’inchiesta, le cui dichiarazioni la Procura si appresterebbe ad allegare agli atti d’accusa. Quando, in un modo o nell’altro, il fascicolo verrà chiuso e reso noto, non dovrebbe insomma riservare sorprese oltre a quanto già finito in questi giorni sui giornali: unico boccone ghiotto, gli interrogatori integrali di Kharima el Mahroug, alias Ruby Rubacuori. Ma il succo delle dichiarazioni della diciottenne magrebina è già abbastanza noto: «Mai fatto sesso con Silvio Berlusconi».