Ruby, scontro su intercettazioni Ghedini attacca Bruti Liberati

Il procuratore capo di Milano interviene sulle tre intercettazioni pubblicate da alcuni giornali: quelle trascritte e allegate all'inchiesta anche se coinvolgono Silvio Berlusconi: "Trascrizioni destinate alla difesa. Abbiamo agito nel totale rispetto della legge Boato. Non sono fonti di prova, ma sono state usate per chidere una proroga alle indagini". Ghedini a muso duro: "Erano a disposizione della procura. Invece di scrivere comunicati, pensi a indagare su come sono finite sui giornali"

Milano - Difesa a oltranza sulle telefonate del premier finite sui giornali. Nessuna responsabilità della procura, secondo Bruti Liberati. "Non c’è stato alcun errore nella trascrizione parziale e nel deposito di alcune conversazioni in cui Silvio Berlusconi risulta come interlocutore indiretto" spiega il procuratore della repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, riferendosi alle telefonate intercettate tra il premier e alcune ragazze che risalgono tra l’agosto e l’ottobre del 2010 e che sono state pubblicate su alcuni quotidiani. "Il deposito delle telefonate alla difesa di Berlusconi - ha aggiunto - è stato un atto rigorosamente dovuto, a garanzia del dititto di difesa".

La risposta di Ghedini "Le intercettazioni erano in possesso non solo della difesa, ma principalmente della stessa procura della Repubblica di Milano. Anziché occupare il tempo con comunicati stampa, indaghi la procura di Milano o, forse meglio sarebbe lo facesse altra procura, per verificare chi ha consegnato ai giornali quelle intercettazioni" spiegano in una nota gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, legali di Silvio Berlusconi in replica al comunicato del procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati.

Rispettata la legge Boato "Abbiamo depositato quello che dovevamo depositare. L’attività di questa procura è stata condotta nel più rigoroso rispetto dei limiti della legge Boato e della normativa del codice di procedura penale relativa alle intercettazioni telefoniche oltre che con l’adozione di tutte le tutele sul segreto delle indagini". "Nei brogliacci depositati alla difesa - si legge in un comunicato firmato dal procuratore - sono riportate trascrizioni parziali di alcune conversazioni in cui risulta come interlocutore Berlusconi. Tali trascrizioni, che si riferiscono a conversazioni effettuate nel periodo agosto/ottobre 2010, e dunque in epoca antecedente all’iscrizione" del premier "nel registro degli indagati, sono state a suo tempo disposte per essere utilizzate nelle richieste di proroga indirizzate al gip". Dunque, la procura di Milano spiega che le telefonate sono state trascritte per essere utilizzate per chiedere al gip una proroga nel poter svolgere ancora intercettazioni. E una volta trascritte, per questo motivo, andavano depositate alla difesa del premier, come è stato fatto. "Tale deposito - si legge infatti nel comunicato - disposto in data 11 e 29 marzo per la sola difesa di Berlusconi è per il pm un atto rigorosamente dovuto, a garanzia del diritto di difesa".

Nessun illecito sulla stampa Il comunicato spiega inoltre che non è compito della procura di Milano "esprimere valutazioni in ordine all’avvenuta pubblicazione sulla stampa di atti sui quali, a seguito del dovuto deposito alla difesa, è venuto meno il segreto dell’indagine". Il procuratore Bruti Liberati sottolinea inoltre che nella pubblicazione sui giornali delle intercettazioni che riguardano il premier e alcune ragazze non è ravvisabile alcun illecito.

Non sono fonti di prova "Le telefonate in cui compare come interlocutore indiretto Berlusconi non sono state indicate tra le fonti di prova e di esse, pertanto, non è stata richiesta alla Camera l’autorizzazione all’utilizzazione a carico dell’imputato" nel procedimento sfociato nel processo in cui è imputato il premier. Sottolinea il procuratore capo di Milano secondo il quale queste telefonate, tuttavia, potrebbero essere utilizzate nell’indagine a carico di Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora perché sarebbero in questo caso "a carico di terzi". 

La replica dei legali "La nota della procura di Milano in merito alla pubblicazione di alcune intercettazioni telefoniche riguardanti il presidente Berlusconi desta assoluto stupore". Lo dichiarano in una nota gli avvocati del presidente del Consiglio, Piero Longo e Niccolò Ghedini, definendo "atti illegittimi e irrilevanti processualmente ma di esclusivo interesse mediatico" la trascrizione di tre telefonate del premier poi finite sui giornali. "Per evitare ulteriori polemiche - sottolineano - la difesa del presidente Berlusconi aveva evitato qualsiasi commento sul punto, riservandosi di intervenire nelle sedi proprie ovvero a dibattimento, ma a seguito di ciò corre l'obbligo di precisare che: le intercettazioni erano in possesso non solo della difesa, ma principalmente della stessa procura della Repubblica di Milano. Anziché occupare il tempo con comunicati stampa, indaghi la procura di Milano o, forse meglio sarebbe lo facesse altra procura, per verificare chi ha consegnato ai giornali quelle intercettazioni. Certamente non la difesa del presidente Berlusconi. Nessun interesse vi era ovviamente da parte della difesa alla propalazione di tali intercettazioni, sulla cui illegittimità avrebbe potuto e dovuto interloquire in sede dibattimentale senza dover fornire anticipatamente alcuna indicazione in merito". Ghedini e Longo precisano inoltre che "le intercettazioni in oggetto, così come i tabulati, non dovevano assolutamente essere inserite negli atti, né potevano essere trascritte trattandosi con ogni evidenza di illegittime intercettazioni indirette così come definite dalla Corte Costituzionale. Che tali intercettazioni fossero state poste alla base di richieste di proroga è ancor più grave. Ciò comunque non ha alcun rilievo in ordine alle asserite ragioni del deposito alla difesa tenendo presente che la procura ha coperto con omissis moltissimi atti che ancora oggi si rifiuta di consegnare. È assai peculiare che ci si ricordi dei diritti della difesa soltanto per depositare atti illegittimi ed irrilevanti processualmente ma di esclusivo interesse mediatico. Comunque anche questa è una delle tante gravi anomalie che connotano questo processo basato sul nulla e che mai avrebbe avuto seguito se non si trattasse del presidente Berlusconi".