Ruby, la "svista" dei pm: tre intercettazioni illegali non cancellate dagli atti

Dalle ventimila pagine depositate in tribunale i pm si sono "dimenticati" di cancellare tre telefonate in cui è rimasta registrata la voce del Cav. Un caso? Contenuti e tempistica  fanno pensare a tutto fuorché a una svista. Bruti Liberati: "Capire cos'è successo"

Omissione di omissis. Dal mare di carte, cartacce e trascrizioni contenuti nelle oltre ventimila pagine depositate nel tribunale di Milano, i pm si sono "dimenticati" di cancellare tre telefonate in cui, guarda caso, è rimasta registrata la voce del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e che oggi il Corriere della Sera ha prontamente sbattuto in prima pagina. Trascrizioni che sono sopravvissute a quella pioggia di omissis  che, per legge, gli stessi pm avrebbero dovuto apporre per tutelare lo "status parlamentare" del Cavaliere. "E' una gravissima violazione della legge - tuona il Pdl Fabrizio Cicchitto - è la conferma che ci troviamo di fronte ad una strumentalizzazione della giustizia per fini politici".

Nelle telefonate riportate dal Corsera, va detto subito, non c'è un granché. Ma rischiano comunque di sviare l'opinione pubblica (o forse è proprio questo l'intento della svista!) nel valutare il Rubygate che apre i battenti proprio domani. Non sembra, dunque, un caso fortuito che dai brogliacci riassuntivi spunti un colloquio con il consigliere lombardo Nicole Minetti sul caso della ragazza marocchina. Lo stesso quotidiano di via Solferino, che pure pubblica le tre intercettazioni indebite, parla di "conversazioni che non dovevano essere trascritte". Ma è evidente che anche il Corriere della Sera entra in contraddizione con questa valutazione (leggi l'articolo).

Per capire l'uso politico della divulgazione delle intercettazioni bisogna fare un passo indietro. E parlare della legge Boato (approvata nel 2003 e poi parzialmente bocciata nel 2007 dalla Corte Costituzionale). In quanto parlamentare il premier non può essere direttamente intercettato senza che il gip abbia ottenuto l'autorizzazione dalla Camera di appartenenza. Non solo. Qualora un parlamentare finisse per caso invischiato in una intercettazione, il magistrato non può utilizzare il contenuto della conversazione a meno che non abbia ricevuto il via libera dal parlamento. Così vuole la legge. Così aveva promesso mesi fa il procuratore Edmondo Bruti Liberati. Così non è stato per Berlusconi le cui conversazioni con la Minetti, Marysthelle Polanco e Raissa Skorkina sono finite prima agli atti, poi sulle pagine del Corsera.

Viene da chiedersi per quale motivo queste intercettazioni siano sfuggite agli omissis dei magistrati milanesi. E viene pure da chiedersi per quale motivo il quotidiano di Ferruccio De Bortoli abbia pubblicato la trascrizione indebita pur avvertendo i lettori che "la legge prevede che i colloqui dei parlamentari non siano utilizzabili senza autorizzazione della Camera di appartenenza". Un caso? "Non essendoci stata una richiesta di autorizzazione al parlamento - spiega Luigi Ferrarella - le intercettazioni neppure sarebbero dovute essere trascritte, dovendo invece essere avviate alla futura apposita udienza di distruzione delle telefonate non utilizzabili". Bruti Liberati non commenta, si limita a ricostruire cosa è accaduto e ad assicurare che "saranno distrutti tutti gli atti che non sono utilizzabili". Al momento, però, al gip non risulta inoltrata alcuna richiesta di distruzione di atti.

A questo punto non importa più che i pm non abbiano mai usato i testi sbobinati. I contenuti, la tempistica e la violazione delle leggi fanno pensare a tutto fuorché a una banale svista burocratica. Qualcosa non ha funzionato al momento di decidere quali atti mettere a disposizione delle parti in occasione della chiusura delle indagini, della richiesta di rinvio a giudizio e dei successivi depositi di carte. Tra tutti gli omissis sono saltate proprio queste tre conversazioni che, il giorno prima dell'inizio del processo, sono finite sul Corriere. Mentre in procura serpeggia un forte imbarazzo, la sensazione che si coglie è quella di un clamoroso autogol.

Il Pdl non ci sta. E denuncia "una strumentalizzazione della giustizia per fini politici". Nei mesi scorsi Berlusconi era stato più volte invitato, anche dalla stessa magistratura, ad affidarsi con fiducia al sistema giudiziario italiano. "Un abuso di queste proporzioni non passerà sotto silenzio - accusa il Pdl Gaetano Quagliariello - sarà valutato con la dovuta severità e con adeguata indignazione da parte degli organismi preposti e dei vertici e garanti delle nostre istituzioni". Aspetteremo lo sdegno della politica. Intanto le coversazioni sono nero su bianco. A imperitura memoria. Appunto, quando si dice il caso...