Rudy all’attacco: "Posso dire chi ha ucciso Meredith"

L'ivoriano in carcere: "C'era un altro ragazzo. Mi ha ferito alla mano e poi è scappato. Con Mez? Niente violenza"

Perugia - Solo, provato dalla latitanza e dall’isolamento in cella nel carcere tedesco di Schifferstadt. Rudy Hermann Guede si interroga sul suo futuro giustificando il suo recente passato. Gli inquirenti sanno che era con Meredith Kercher mentre la ragazza inglese moriva: lo aspettano per chiudere il caso. Rudy in un certo senso è d’accordo, ma si proclama innocente. «Non vede l’ora» di tornare in Italia, per guidare gli investigatori verso quello che, giura l’ivoriano, è il vero assassino di Meredith. Dice di averlo visto. Non lo conosceva, ma a rivelargliene il nome sarebbe stata proprio la studentessa accoltellata.

Il suo racconto, per ora, l’ha fatto a Valter Biscotti, uno dei suoi legali insieme a Nicodemo Gentile e Vittorio Lombardo, che sabato è andato in prigione a trovarlo. «Mi ha chiesto libri in inglese e francese, lui il tedesco non lo parla», spiega l’avvocato. Guede con lui ha ricostruito la sua versione degli eventi. Quella sera nella casa di via della Pergola, con Meredith Rudy avrebbe scambiato baci ed effusioni, senza alcuna violenza. Poi l’ivoriano sarebbe corso in bagno lasciando Mez in camera. Seduto sul water, cuffiette nelle orecchie, avrebbe sentito suonare il campanello. E mentre ascoltava il terzo brano (quindi una decina di minuti dopo) le urla strazianti dell’inglesina lo avrebbero fatto saltare fuori dalla toilette. «C’era un ragazzo sconosciuto - racconta - armato di coltello. Mi ha ferito alla mano ed è fuggito». Non prima di aver rivolto la parola a Rudy, per dirgli che siccome è nero finirà arrestato. «Quando ha parlato ho capito che era italiano», spiega Rudy ai suoi legali. Guede sostiene di aver tentato di soccorrere Mez, che era ancora cosciente: avrebbe detto proprio a Rudy la sua ultima parola. Poche lettere, «AF», o forse un nome intero. Quello del killer, secondo il 21enne, che sostiene di averlo anche «scritto sul muro», dove però non c’è traccia di questo dettaglio da romanzo giallo. L’ivoriano, che conosceva anche Amanda ma dice di non averla vista quella sera, a quel punto non chiama i soccorsi, fugge. «Era disperato», lo giustifica Biscotti.

Guede è in una situazione complicatissima. Latitante per quasi 20 giorni, avrebbe potuto costruire a tavolino una ricostruzione compatibile con le tracce lasciate in casa e sul corpo della ragazza: il suo non è un alibi, tagliano corto in Procura. E lo sanno anche i suoi avvocati. Che puntano tutto su quelle «ultime parole» di Mez per scagionare Rudy, in vista dell’interrogatorio con il pm titolare dell’inchiesta, Giuliano Mignini. Prima che venga estradato, se i tempi si dilateranno ancora, potrebbe andare a trovarlo in Germania anche il padre. Non lo vede da anni, ma è sicuro: «Mio figlio è innocente».