"Rudy, rapporto sessuale violento con Meredith"

Per gli inquirenti la conferma arriva dalla prova del dna. L'ordinanza del gip inchioda l'ivoriano in carcere in Germania. "C'è pericolo di fuga, l'ha già fatto una volta. Inoltre ha sempre avuto una forte attrazione per Amanda". Ma il giovane si difende e accusa Sollecito: "L'ha uccisa un italiano"

Perugia - Dopo l'impronta insanguinata sulla federa del cuscino di Meredith, un altro elemento scientifico conferma la presenza di Rudy Hermann Guede nella casa in cui è stata uccisa il 1 novembre la studentessa inglese: il dna estratto dal suo spazzolino da denti è lo stesso sia di quello isolato sul tampone vaginale fatto alla studentessa sia di quello rinvenuto sul frammento di carta igienica nel bagno. E ora toccherà al giovane ivoriano, quando sarà estradato in Italia, spiegare agli inquirenti cosa accadde quella notte. Che lui fosse in quella casa, ormai, è certo.

Guede accusa "Un italiano l'ha uccisa" Lui in realtà una sua versione l'ha già fornita al giudice di Coblenza. Anzi, più d'una, considerando anche quanto detto la notte prima dell'arresto, mentre chattava con un amico che si trovava negli uffici della questura di Perugia. "Un italiano l'ha uccisa" avrebbe detto ieri nel corso dell'udienza che doveva formalmente accertarne l'identità. Parole che sono state verbalizzate e già inviate agli inquirenti italiani. "Sono andato a casa di Meredith e siamo entrati insieme - avrebbe raccontato il giovane - Appena entrato però mi è preso un attacco di mal di pancia e mentre ero in bagno ho sentito gridare. C'era un giovane italiano che non conosco che ha aggredito la ragazza, l'ha accoltellata ed è scappato". Rudy avrebbe poi riferito di aver fatto un tentativo di salvare Mez. "L'ho presa in braccio, ho cercato di rianimarla ma poi, preso dal panico sono scappato". Una versione che mirerebbe a far apparire sulla scena del delitto un fantomatico 'quinto uomo' oppure, molto più probabilmente, a far cadere i sospetti su Raffaele Sollecito.

Forte attrazione per Amanda Una strategia molto simile a quella di Amanda - nei confronti della quale, scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare, "provava una forte attrazione" - che nel suo memoriale scarica l'ex fidanzato affermando di non avergli mai chiesto di mentire per lei e dicendo di averlo visto "con le mani sporche di sangue" anche se "ho avuto l'impressione che provenisse dal pesce".

"Ruy ha avuto un rapporto sessuale violento con Meredith" Gli accertamenti svolti dalla polizia scientifica - che ha comparato il cromosoma y isolato sul tampone vaginale e le "tracce epiteliali di sfregamento" lasciate sulla carta igienica con quello isolato sullo spazzolino da denti prelevato nel corso del sopralluogo nella sua casa perugina due giorni fa - hanno anche confermato che Rudy e Meredith hanno avuto un rapporto sessuale quella sera, non completo e violento. Ecco perché la versione dell'ivoriano non convince per nulla gli uomini della squadra mobile di Perugia e dello Sco, che dal momento in cui Rudy è stato individuato hanno cominciato a risentire tutti quelli che in qualche modo hanno avuto a che fare con la casa di Meredith nelle 48 ore precedenti l'omicidio. Così come è stata riascoltata la coppia che che avrebbe detto di aver incrociato una persona di colore che la notte della morte di Meredith scappava a tutta velocità a poche centinaia di metri dalla casa. Proprio oggi intanto i legali di Rudy hanno presentato un'istanza al gip per poterlo incontrare in carcere visto che la consegna all' Italia non dovrebbe arrivare prima di metà dicembre. A decidere se autorizzare o meno il colloquio sarà la magistratura tedesca nei prossimi giorni.

Altri accertamenti sul coltello Finito l'accertamento urgente sul dna di Rudy, gli uomini della scientifica dovranno ora completare gli esami sugli altri reperti al momento ritenuti importanti per l'inchiesta: il coltello da cucina su cui è stato trovato il dna di Meredith e Amanda, la borsa della studentessa americana sequestrata in carcere, gli oggetti di Meredith, il computer e le scarpe di Raffaele Sollecito. Proprio su questi ultimi due accertamenti si sta concentrando il lavoro dei legali del giovane barese, Luca Maori e Marco Brusco, e dei loro periti. Gli avvocati sostengono infatti di avere le prove che Raffaele ha lavorato quella sera al computer e che quell'impronta non è la sua.