«Rugantino» al teatro Greco diventa un balletto moderno

«In una società in cui si parla solo di tasse e xenofobia l’antidoto giusto è l’amore, e nel nostro Rugantino i sentimenti pervadono anime e corpi. Il valore aggiunto? La musica di Trovajoli, che non è solo una canzone, è una sinfonia che dura nel tempo. Danzandola - dice Renato Greco - abbiamo solo cercato di enfatizzarne la bellezza». Dimenticate la maschera ruvida di Mastro Titta, la campagna romana e le osterie. Nel Rugantino ambientato in una Roma da acquerello ricostruita attraverso proiezioni panoramiche (24 x 5 metri) assemblate tra fantasia e tradizione, con scene innovative e spazi dilatati, alcuni personaggi sono stati eliminati per esigenze artistiche. A dominare è sempre la storia d’amore (danzata) tra Rosetta e Rugantino. Solo che lui è un bullo di periferia che sceglie il sacrificio per enfatizzare il moto del cuore, mentre lei si danna sulle note de L’omo mio.
Rugantino Dance Opera, regia di Gino Landi, con musiche di Armando Trovajoli, coreografie di Maria Teresa Dal Medico e Renato Greco, scene di Massimo Roth e costumi di Giuseppe Tramontano, debutterà al teatro Greco il 15 novembre. In scena una compagnia formata da giovani artisti come Dario Ciotoli e Gianluca Bessi, allevati in parte nel vivaio artistico di Renato Greco (Gianpaolo Roncarati, Matteo Faieta, Gloria Rossi e Federica Fazioli) e in parte rubati alla televisione targata Costanzo (Monica Hill e Valeria Monetti). Il doppio cast consentirà al pubblico delle repliche di assaggiare i sapori di una rappresentazione dinamica, ispirata alla celebre commedia musicale di Garinei e Giovannini, sviluppata nell’arco di una notte di carnevale.
«Nella mia lunga carriera - spiega Trovajoli - non ricordo d’aver assistito a un lavoro così complesso: destrutturare una commedia musicale pensando a un’opera-balletto costruita sulle note. È un esperimento anomalo ma affascinante, una specie di miracolo. È uno show tutto nuovo pieno di estro e inventiva. Rugantino è un classico, è una piéce che avrà vita più lunga della mia. Parlarne mi imbarazza sempre».