Rugby: All Blacks stellari, Italia ko

L'Italia comincia male, come da
pronostico. Continua ad essere troppo netto il divario fra gli
All Blacks e gli azzurri del rugby. Finisce 76 a 14

Marsiglia - L'Italia comincia male, come da pronostico. Continua ad essere troppo netto il divario fra gli All Blacks e gli azzurri del rugby, e oggi si è visto. Il pianeta ovale è ancora quello della Nuova Zelanda, così al Velodrome di Marsiglia in campo c'é stata solo una squadra, quella dei Tutti Neri che di questo Mondiale sono i grandi favoriti. L'Italia, che così bene aveva fatto nel Sei Nazioni al punto da richiamare qui oltre diecimila suoi tifosi, è rimasta negli spogliatoi e sul campo si è vista una sbiadita copia, in particolare durante un primo tempo disastroso fatto di placcaggi persi e palloni ovali scivolati di mano o regalati ai rivali (sono costati almeno un paio di mete).

Al 18' gli All Blacks erano in vantaggio per 38-0 e questo dato spiega tutto, ovvero quanto siano ancora lontani certi livelli per il rugby italiano, semmai riuscirà ad arrivarci. Non è servito girare le spalle agli avversari al momento della danza haka: l'uragano nero ha ugualmente spazzato via Bortolami e compagni, segnando la prima meta dopo 65 secondi e riuscendo anche a realizzare una meta con un uomo in meno. E' successo nel secondo tempo, quando Hayman aveva ricevuto il cartellino giallo dell'espulsione temporanea per un pugno in faccia a Lo Cicero.

Punta nell'orgoglio almeno da questo punto di vista Azzurra ha replicato, con la meta di Mirco Bergamasco, quando Perugini era ancora fuori. Ma in realtà in quattro anni è cambiato poco: nel 2003 a Melbourne l'Italrugby cominciò il suo Mondiale contro lo stesso avversario, perdendo con uno scarto di 63 punti (70-7), adesso invece è andata a -62, con il rimpianto di una meta di Galon a tempo scaduto che il Television Match Officer, andando forse al di là dei propri compiti, non ha fatto convalidare per un fallo di De Marigny, l'uomo delle Mauritius con il cuore a Parma.

In ogni caso, rispetto all'apertura della precedente Coppa del Mondo c'é una differenza sostanziale: in Australia, per non rischiare infortuni in vista della sfida contro Tonga, andò in campo una formazione di rincalzi, qui c'erano tutti i titolari, e adesso bisogna recuperarli in fretta, specie dal punto di vista del morale, perché mercoledì prossimo c'é già una sfida decisiva, contro la Romania vincitrice di un punto nell'ultimo confronto diretto, a giugno del 2004. Stavolta non sono ammessi passi falsi. Al Velodrome lo strapotere fisico dei neozelandesi è stato evidente: più veloci in ogni fase, più reattivi, più tecnici nel gioco alla mano, ma la differenza l'ha fatta anche la mente, il differente approccio alla partita e la concentrazione, con un'Italia intimorita dal carisma degli imbattibili avversari, da miti come Carter e McCaw, che l'hanno stesa partendo subito forte, o dalla freccia Howlett. L'ex velocista compagno di scuola dell'azzurro Robertson oggi ha segnato tre delle undici mete dei Neri, raggiungendo il totale di dieci nella storia dei Mondiali come il grande Campese. Il tutto dopo aver messo a nudo, e capitalizzato per la propria squadra, ogni falla difensiva dei rivali, stesi al tappeto ma che in fondo il loro vero Mondiale devono ancora cominciarlo. A Marsiglia si riparte dalla Romania, sperando che in campo vada un'altra Italia.