Il rugby azzurro fa tutto in 3 minuti. Contro il Galles si laurea in storia

Troncon & C vincono 23-20. Primo bis nel "Sei Nazioni". Tutto in tre minuti, i tre minuti più rocamboleschi della storia del nostro rugby, tre minuti che, da soli, potevano valere il prezzo del biglietto al Flaminio

Roma - Tutto in tre minuti. I tre minuti più rocamboleschi della storia del nostro rugby, tre minuti che, da soli, potevano valere il prezzo del biglietto ieri al Flaminio. Per spiegare il trionfo azzurro sul Galles questa volta bisogna partire dalla fine. Da quando l’Italia ribalta la partita e si porta in vantaggio 23-20 con la seconda meta della giornata firmata da Mauro Bergamasco (minuto 77), a quando il Galles si procura la punizione da posizione favorevole che potrebbe almeno valere il pareggio (minuto 79 e 45 secondi). A quel punto infatti i gallesi, traditi da un assurdo peccato di presunzione, preferiscono calciare in touche per cercare la meta in extremis, ma vanno a sbattere contro il fischietto del fiscalissimo arbitro inglese White che, non appena la palla esce, decreta la fine e scatena l’ira dei dragoni.
«Ci aveva detto che ci sarebbe stato il tempo per la rimessa laterale - confessa il ct Jenkins negli spogliatoi - ma poi ha cambiato incredibilmente idea». Gli uomini in rosso non riescono a crederci, ma pare che anche il commissario della federazione internazionale non abbia gradito la tempestività del signor White, che non ha concesso neppure un secondo di recupero. Fatto sta che l’Italia si è ritrovata tra le mani la vittoria più bella, quella del fantastico bis, quindici giorni dopo l’exploit in Scozia. La seconda nella stessa edizione del Sei Nazioni, un’altra primizia storica.
Una vittoria che, alla resa dei conti, è stata forse la più sofferta, la più spettacolare, la più emozionante. A differenza di Murrayfield, dove la Scozia ci aveva messo subito la partita in mano con quell’avvio folle, e l’Italia era stata brava a contenere il ritorno degli highlanders, questa volta il successo è arrivato in modo incredibile, drammatico. Una partita che è cominciata con il vento in poppa (nel vero senso della parola, visto quello che soffiava da nord a favore degli azzurri), che è sembrata sfuggire di mano a metà ripresa, quando gli azzurri sembravano pietrificati e riuscivano a sbloccare il punteggio solo a 8 minuti dalla fine, che è stata ripresa con una meta d’astuzia al 77’ e che poi è finita in gloria.
Ma andiamo con ordine. Berbizier riprova Pez in apertura al posto di Scanavacca, uno degli eroi di Murrayfield, e l’italo-argentino ripaga il ct con una partita intelligente, sfruttando il più possibile il vento con i calci. Così, anche quando il Galles segna la prima meta con Shane Williams al 26’, l’Italia ha già 5 punti in cascina e può assorbire il colpo senza problemi. Il Galles è falloso, sbaglia anche molto, ma quando fa partire i suoi trequarti riesce a mettere in difficoltà le nostre linee arretrate, oltre tutto prive di Gonzalo Canale, uscito dopo 20 minuti. A tre minuti dal riposo, però, Kaine Robertson, neozelandese naturalizzato, regala al Flaminio una meta da sogno: risolve una situazione pericolosa per l’Italia al limite dell’area dei ventidue, calcia lunghissimo verso la porta britannica, va a riprendersi il pallone dopo una lunghissima fuga in contropiede e schiaccia in meta tra i pali. Pez trasforma e si va al riposo sul 13-7.
Nella ripresa cambia il vento (nel senso che diventa a favore del Galles), i dragoni ci infilano un’altra meta con Rees e vanno sul 20-13 con un paio di calci. Sembra finita, ma Pez con un calcetto verso la porta del Galles offre a Mauro Bergamasco la palla d’oro per la meta del sorpasso: 23-20. A quel punto il Galles ha tre minuti per evitare il cucchiaio di legno, si conquista la punizione che potrebbe valere un umile pareggio. Ma Hook non ci sta e calcia in touche. La palla e la partita.