Rugby e cocaina, il crollo del pilone di Sua Maestà

Confessione-choc di Matt Stevens, pilone del Bath e della nazionale inglese: «Ho usato droga». Sospeso dalla squadra del Sei Nazioni, rischia due anni di squalifica. Dice: «Non l'ho fatto per migliorare le prestazioni»

Chi ha avuto l'avventura di incontrarlo in un campo da rugby nei suoi trentadue incontri con la maglia bianca dell'Inghilterra ha avuto davanti a sè una roccia, un invulnerabile. Chi lo ha visto tre sere fa in televisione, davanti alle telecamere di Sky, ha visto un ragazzone grande e grosso che lottava per tenere a freno le lacrime mentre raccontava di sentire la sua carriera distrutta. L'Inghilterra del rugby è sotto shock dopo la confessione di Matt Stevens, pilone del Bath e della Nazionale, che ha ammesso di avere fato uso di droga. Stevens è stato immediatamente escluso dalla formazione del Bath e cancellato dalla lista di giocatori già pronta per l'imminente torneo delle Sei Nazioni. E il suo dramma riaccende i riflettori sul grande tema rimosso del mondo del rugby: la presenza di droga. Una macchia quasi paradossale per uno sport che ha fatto della pulizia la sua bandiera e che oggi si trova a fare i conti con una realtà di cui il caso Stevens è probabilmente solo la punta dell'iceberg. Non è la prima volta. Anche Lawrence Dellaglio, capitano dell'Inghilterra, venne squalificato dopo essere stato trovato positivo al test della cocaina. Ma allora lo scandalo venne tenuto in qualche modo circoscritto. Difficile prevedere se accadrà lo stesso anche stavolta. Di squalifiche per uso di droga se ne registrano in quasi ogni campionato di rugby, compreso quello italiano. A volte si tratta di droga «ricreativa», cioè hashish o cocaina, a volte invece di steroidi o altre sostanze destinate a migliorare la performance sportiva. Nella sua accorata autodifesa davanti alle telecamere, Stevens ha voluto affermare con forza che nel suo caso si tratta solo di droga - non ha specificato quale - assunta lontano dal campo. Non lo ha fatto, dice. per aumentare la massa muscolare, per spingere più forte nelle mischie, per aumentare la resistenza alla fatica. Lo ha fatto per divertirsi, iniziando - racconta - al termine di una serata tra amici, e cadendo poi sempre di più nel gorgo dell'abitudine. Secondo i media britannici, la droga assunta da Stevens è cocaina. Davanti alla polvere bianca, il gigantesco rugbista si sarebbe rivelato debole come una infinità di suoi coetanei. Difficile che venga perdonato, proprio perchè la federazione inglese sa di non trovarsi di fronte a un caso isolato, e teme che qualunque forma di indulgenza verrebbe interpretata come un messaggio negativo. Ma, se si confermerà che si tratta solo di droga «ricreativa», Stevens probabilmente riuscirà a limitare i danni, cavandosela con un paio d'anni di squalifica. Se si fosse trattato di steroidi o simili, avrebbe rischiato la squalifica a vita.