Rugby, il Galles gioca il 3° posto con l'Australia, domani la finalissima

Se dovesse battere l'Australia si confermerà la vera squadra
rivelazione, e potrà legittimamente sostenere che la vera finale,
arbitri permettendo, sarebbe dovuta essere All Blacks-Galles

Auckland - Il sole splende finalmente su un mondiale di rugby che finora aveva dovuto sperimentare sulla sua pelle tutta la spregiudicatezza meteorologica della stagione australe a cavallo tra inverno e primavera: tonnellate d'acqua che si sono riversate sui match di qualificazione e di finale, condizionandone cospicuamente l'andamento.

Poca cosa comunque rispetto al condizionamento ben più sensibile che viene imputato agli arbitri, e che per la prima volta nella storia della pallaovale internazionale - rompendo un tabu' vecchio di un secolo e mezzo - vede gli uomini col fischietto chiamati pubblicamente e polemicamente a rispondere del loro operato. Finora si era sempre insegnato ai rugbisti che l'arbitraggio era ininfluente e incontestatabile, e che prendersela con un errore dell'arbitro era come arrabbiarsi per un colpo di vento. Ma dei suoi vecchi clichè, giusti o sbagliati che fossero, il rugby moderno sembra orientato a sbarazzarsi. Al punto che oggi Craig Joubert, arbitro designato della finalona mondiale di domenica sera tra Nuova Zelanda e Francia, si prende la briga di rilasciare un'ampia intervista spiegando in lungo e in largo i criteri con cui intende gestire la partita, annunciando che sarà inflessibile fin dall'inizio contro i falli di ogni genere, perchè i rugbisti sono un po' come dei bambini - anche se cresciutelli - e quindi se si vuole educarli bene bisogna cominciare fin dall'inizio.

A scatenare la polemica è stata, come è noto, la decisione dell'irlandese Rolland di espellere il capitano gallese Adam Jones dopo appena venti minuti dall'inizio della semifinale tra i rossi di Cardiff e la Francia, aprendo la strada alla vittoria dei blues e al loro approdo in finale. Ma di mugugni verso le disparità arbitrali se ne coglievano dall'inizio del torneo: in Europa si arbitra in un modo e in Oceania in un altro - questa è la tesi di fondo - e quando si mischiano i criteri qualcuno inevitabilmente ne viene avvantaggiato. Vabbè: arbitri o non arbitri, si sta avvicindando alla fine questo che è di gran lunga l'evento più lungo dello sport mondiale, oltre un mese e mezzo in cui si è visto sui campi neozelandesi confermare - sostanzialmente - il fossato che separa le otto nazioni del vero rugby dal resto del mondo, che anche stavolta (Italia compresa) ha fatto da comparsa. Dopodichè sono uscite di scena squadre che erano sbarcate ad Auckland cariche di speranze, come l'Inghilterra, e sono andate avanti squadre che i bookmaker snobbavano come il Galles. Il Galles stasera (drop d'inizio alle 20,30 ora neozelandese) si gioca nella finale terzo-quarto la sua chance di poter recriminare a lungo su questo mondiale. Se dovesse battere l'Australia si confermerà la vera squadra rivelazione, e potrà legittimamente sostenere che la vera finale, arbitri permettendo, sarebbe dovuta essere All Blacks-Galles. Invece domenica sarà All Blacks-Francia, e il clima da queste parti sembra orientato a un ottimismo fin esagerato sulle possibilità dei tutti-neri di portare a casa un titolo mondiale che paradossamente la squadra più forte del mondo ha vinto solo una volta nella sua storia, 24 anni fa. Una euforia preventiva che non fa i conti con la storia degli All Blacks, con la loro capacità surreale di fallire gli appuntamenti decisivi. Una specie di fragilità psicologica sulle cui ragioni si potrebbe strologare a lungo, ma che verosimilmente ha una delle sue cause nella pressione esasperata che una intera nazione fa sulla squadra, e al cui paragone appare un blando divertissement il coinvolgimento emotivo che gli italiani hanno per il calcio.

Di questa fragilità i francesi approfittarono già quattro anni fa, quando ribaltando ogni pronostico fecero fuori gli All Blacks in semifinale. E - zitti zitti quatti quatti - anche stavolta stanno organizzandosi per preparare il colpaccio. Sulla carta, le differenze di valore tra neri e blu sono insormontabili. Ma anche le altre volte in cui sono crollati prima del traguardo, i neozelandesi erano partiti favoriti. Insomma, la finalissima di domenica si annuncia come un evento con qualche simpatico margine di incertezza. Ma ancora più aperta - e quindi più foriera di grande spettacolo - si annuncia la finale di consolazione di questa sera. Anche tra Australia e Galles il ranking mondiale e un'analisi razionale mettono i wallabies nel ruolo di favoriti. Ma poi c'entrano il cuore, la rabbia, i cabasisi. E allora dieci dollari di puntata sul Galles potrebbero essere, per lo scommettitore oculato, un azzardo ragionevole.