Al rugby non serve la melassa ovale

N on abbiamo vinto il Sei Nazioni. Sembrerà strano, ma forse è il caso di precisarlo. Agli oltre due milioni di telespettatori che hanno seguito Italia-Irlanda di rugby su La7, ma anche ai lettori che ieri hanno acquistato molti giornali in edicola. Leggendo certi titoli («Perdere così è bellissimo», «Italia, così è bello perdere» o addirittura «Abbiamo perso: mitici»), molti si saranno chiesti che cosa sarebbe successo in caso di vittoria sugli irlandesi.
Una ubriacante eccitazione mediatica, sull’onda forse di qualche telecronaca alla melassa, continua a far passare il rugby per una parrocchia di gente un po’ ingenua, che si esalta per aver fatto due mete dopo averne subite otto ed essere stati spazzati via dall’Irlanda. Da una signora squadra, ma pur sempre spazzati via.
Non si capisce perché si debba per forza dipingere tutto in modo esaltante, anche quando obiettivamente le cose non sono andate proprio bene. E i primi a riconoscerlo sono, ovviamente, i diretti interessati. Anche perché, di questo passo, si rischia di provocare un effetto opposto: quello di far passare i rugbisti per gente che vuole essere a tutti i costi i primi della classe, o che vuole insegnare agli altri come ci si deve comportare, in campo e fuori. E così facendo si rischia di farli diventare persino antipatici.
Giusto esaltarsi per le grandi vittorie, che per fortuna ci sono state, ma perché dobbiamo forzare la mano anche sulle sconfitte e per giunta pesanti? Il rugby non ha bisogno di questo, ha bisogno solo di appoggio e di giudizi realistici. Altrimenti tutti gli altri sport possono rivendicare lo stesso trattamento: perché non dire «che bello perdere così» se la nazionale di basket prendesse 30 punti dalla Serbia o se la pallavolo perdesse 3-0 con la Russia?
Certo, «così è bello perdere» perché nessuno ne ha fatto un dramma, neppure gli irlandesi che si sono visti sfilare il Sei Nazioni all’ultimo secondo di due partite diverse. Ma succede così da cent’anni, non da ieri. E la nazionale italiana purtroppo di sconfitte ne ha conosciute molte...
Così come tutti hanno scoperto improvvisamente che le due squadre si applaudono reciprocamente a fine partita. E prima di uscire si salutano. Ma è così da sempre. E per la verità in quasi tutti gli sport (volley, hockey, baseball ecc.). Tranne nel calcio, fanno osservare gli ultimi esploratori del pianeta ovale. Vero, ma nessuno di loro ha titolato «che bello perdere così» dopo il 3-1 subito dai campioni del mondo in Francia.