Il rugby romano si celebra

L’inno di Mameli, suonato dalla banda dei vigili urbani, tre bambini under 8 accanto al sindaco di Roma Walter Veltroni. Si è svolta così ieri mattina la cerimonia per scoprire le targhe intitolate a Bubi Farinelli, Pietro Gabrielli e Mario Mazzuca, tre personalità del rugby romano, ai campi sportivi Acqua Acetosa. Un antipasto del pomeriggio di grande rugby (solo da parte francese, per la verità) al Flaminio. «Questo è un gesto simbolico - ha spiegato Veltroni -. Le targhe saranno collocate presto in altre parte di Roma». I visi commossi dei familiari di questi «grandi sportivi, esempio di lealtà, coraggio, di amore ed amicizia», come sottolinea il primo cittadino di Roma, e tanti bambini delle squadre di rugby della capitale e le persone che hanno reso grande la storia del rugby a Roma, fanno da contorno alla cerimonia, nei campi sportivi dell’Acqua Acetosa. Un’occasione anche per meditare dei valori dello sport all’indomani della barbara uccisione di un poliziotto a Catania dopo una partita di calcio. Un episodio che «lascia tutti sconvolti», come sottolinea il presidente del Coni, Gianni Petrucci. E Veltroni ne ha approfittato per sottolineare come, per fortuna viene da dire, a Roma non esiste più soltanto il calcio: «Questo sport, il rugby - ha aggiunto il sindaco - è uno sport fatto di fisicità, di placcaggi, eppure è uno sport corretto, dentro il campo, sugli spalti. Con orgoglio dico che Roma, stacca più biglietti per gli altri sport che non per il calcio. Roma sta diventando la capitale dello sport in Europa, il nuovo palazzo dello Sport, a Tor Vergata, che abbiamo scelto di intitolare alla memoria di Renzo Nostrini. Vogliamo dire ai giovani che non esiste solo il calcio. Le targhe di oggi sono simbolo di eternità, esisteranno fino alla fine della città. Sono grandi nomi che hanno regalato alla capitale pagine indelebili di sport ed umanità vera». Alla cerimonia era presente anche Gianni Rivera.