Rugby, via al Sei Nazioni per l'Italia

Oggi l'esordio nel torneo ovale a Dublino contro l'Irlanda. Il paradosso della nazionale di rugby: è la più battuta, ma anche la più seguita. Però il movimento non cresce

L’Italia torna in mischia. Come ogni anno in questo periodo, almeno dall’inizio del nuovo millennio, quando siamo entrati nel club eletto del Sei Nazioni. L’Italia riparte da Dublino, contro i più forti del momento, contro quell’Irlanda che dodici mesi fa ha stracciato tutti festeggiando un grande slam che attendeva da 62 anni. Ma soprattutto riparte da Ascoli Piceno, dove gli azzurri di Nick Mallett in novembre hanno finalmente interrotto contro le Samoa la lunga e preoccupante serie di 13 sconfitte consecutive. Un successo che dirà poco o nulla ai più, certamente non impressionati dal nome dell’avversario, ma che dall’altra parte del mondo - dove di rugby se ne intendono - ha suscitato apprezzamenti, perché quella samoana, in questo momento, è valutata come una delle migliori nazionali in circolazione.

Il problema vero, però, è il terzo punto da cui ripartiamo, ovvero il cucchiaio di legno del 2009, il quarto in dieci edizioni del torneo, ma forse quello che ci ha fatto più male, perché pensavamo che i tornei senza vittorie appartenessero al passato. E invece ricominciamo dagli zero punti messi assieme nelle cinque partite dell’anno scorso, per dire che sarà impossibile fare peggio. Magra consolazione per uno sport e una nazionale che in Italia sta vivendo il momento mediatico più eclatante di tutta la sua storia. Gli 80mila di San Siro per la sfida con gli All Blacks, ripagati tra l’altro con una partita piuttosto bruttina, hanno dato al rugby una dimensione da grande sport che questa nazionale fa sinceramente fatica a meritare.

Il rugby, insomma, sta diventando un fenomeno strano, quasi indecifrabile. Nessuna nazionale azzurra infila così tante sconfitte come quella ovale, ma nessuna nazionale italiana riesce a portare così tanta gente allo stadio. Forse nemmeno quella del calcio che per cercare un po’ di spettatori - soprattutto nelle amichevoli - è costretta a girare tutte le città di provincia. Un gigante mediatico dai piedi d’argilla, insomma, perché se va riconosciuto alla federazione - e al presidente Dondi - il merito di aver saputo vendere alla grande il prodotto nazionale, allo stesso tempo bisogna mettere il dito nella piaga di un movimento che non ha saputo crescere di pari passo. Parliamo di un campionato invisibile e dei nostri club costantemente massacrati in Europa, presi a schiaffi in campo (nelle coppe dove subiamo valanghe di mete) e fuori (nei consessi internazionali, dove abbiamo appena subito lo smacco di non essere graditi nella Celtic league, anche se adesso si sta cercando disperatamente di salire sull’ultimo tram a suon di milioni).

Il Sei Nazioni, insomma, si porta in mischia tutte queste problematiche che potrebbero cominciare a risolversi solo con un torneo convincente e con qualche vittoria, che non sia quella legata alla solita Scozia, ormai nostra ancora di salvezza, ma quest’anno nemmeno tanto abbordabile visto che in novembre, mentre noi festeggiavamo la vittoria sulle Samoa, loro piegavano niente meno che l’Australia. Senza contare che, oltre tutto, il torneo parte subito in salita anche per le assenze e gli infortuni, tra cui quello pesantissimo del nostro capitano Parisse, uomo copertina per eccellenza di questa nazionale spesso definita - con un po’ di veleno - squadra da calendario.

L’apice mediatico, tra l’altro, si arricchisce in questi giorni anche del grande battage che sta facendo Sky, l’emittente che da quest’anno ha acquistato i diritti del Sei Nazioni (lasciando a La7 la differita in chiaro) e che sta giustamente lanciando la novità in pompa magna, in attesa di scoprire quali saranno i riscontri numerici dei contatti, vera cartina tornasole per questo movimento, anche se le premesse sono incoraggianti. Il rischio vero per il nostro rugby - al di là delle mete irlandesi - è quello di vivere sopra le righe o di finire per essere solo un fenomeno modaiolo, con la gente che parla di trasformazioni e touche come parlava di strambate e boline nei momenti in cui furoreggiava la velamania. Cosa che per i vecchi seguaci della palla ovale sarebbe peggio delle sconfitte.

Sei nazioni (1ª giornata): oggi Irlanda-Italia (ore 15.30, diretta Skysport 2; differita La7 ore 17) e Inghilterra-Galles (18); domani Scozia-Francia (16).