Rugby: troppi stranieri e un po' di presunzione

Troncon, ex grande azzurro e attuale vice del ct Mallett, spara sui club regolarmente travolti in Europa: «Per fare queste figure tanto vale giocare con gli italiani». E il presidente federale non gradisce che il Sei Nazioni vada su Sky: «Giorno nero per il nostro rugby»

Alessandro Troncon è una delle icone del nostro rugby. Per anni gran regista della nazionale, mediano dalle mani d'oro e dalla vista lunga, adesso è l'assistent coach del ct Mallett sulla panchina azzurra. E, alla luce dell'ultima figuraccia internazionale dei nostri club (62-20 del Calvisano a Cardiff e 48-16 subito dal Treviso in casa contro il Perpignano), ha sparato a zero sulle idee e sulla politica dei club: «Sono stufo di vedere in campo nel nostro campionato certi stranieri, scarti di altri campionati. Se si deve perdere di 50 punti, tanto vale far giocare i nostri giovani, che almeno ci mettono l'orgoglio». Un riferimento particolare alla sua ex squadra, quel Benetton Treviso che ha schierato nell'ultimo turno di coppa solo tre italiani nel quindici titolare, mandando in panchina gente come Orlando, Barbieri e Sgarbi, giocatori nel giro delle nazionali. «Non ce la faccio più a vedere questa gente arrogante che viene in Italia a svernanre e che non è in grado di dare nulla», ha concluso duramente Troncon. Discorso che non fa una grinza. A differenza di quello del suo presidente federale Giancarlo Dondi che, subito dopo la firma della vendita dei diritti televisivi del Sei Nazioni 2010-2013 a Sky, si è lasciato scappare un commento poco gratificante per la televisione che sborserà fior di quattrini per trasmettere le prossime sfide degli azzurri: «Un accordo che danneggia lo sponsor della squadra e chi vuol fare pubblicità a bordo campo. Io rispetto Sky, ma è un giorno cattivo per il rugby italiano». Ora, per fare chiarezza sull'argomento, va detto che i diritti del Sei nazioni vengono venduti a livello centralizzato dagli organizzatori del torneo e che evidentemente La7, che ha trasmesso in chiaro il Sei nazioni dal 2000 (anno di ingresso dell'Italia) ad oggi, dando un grandissimo contributo alla diffusione del rugby, non ha potuto sostenere i costi del torneo ed è stata scavalcata da Sky. Ma se il costo dei diritti è aumentato, la federazione italiana e il presidente Dondi incasseranno più quattrini, quindi non possono pretendere di avere tutto: più soldi e la nazionale sempre in chiaro Certo che la propaganda del rugby ne soffrirà, ma ci dica il presidente Dondi quali nazionali italiane (escluso il calcio) possono vantare un trattamento di favore come quello del rugby che anche quest'anno continuerà ad andare in diretta e in chiaro? Nemmeno il basket e il volley, se non alle Olimpiadi, vanno in diretta in chiaro, ma finiscono quasi sempre su Raisport più. Quindi, da un movimento che deve risolvere ancora molte contraddizioni al proprio interno, non ci si aspetterebbe una presa di posizione così snob nei confronti di un'emittente che farà sicuramente il proprio dovere per servire anche il rugby azzurro, come già sta facendo con quello dei club, che oltre tutto continua ad offrire spettacoli tristi come quelli a cui faceva riferimento Troncon. Sperando - oltre tutto - che anche la nazionale riesca finalmente a dare segnali di vita.