Ruggeri sotto l’albero tra rock e nostalgia

Con Mirò pubblica un cd con cover stravolte di «Jingle Bells» e «White Christmas»

da Milano

L’incipit di White Christmas è straclassico. Un coro che canta con garbo, poi la voce da crooner di un cantante... Il tutto dura pochi secondi, poi White Christmas esplode tornita da un rtimo rock tendente al punk, batteria dirompente, virulenti accordi di chitarra e il canto acre di Enrico Ruggeri, che apre così il suo nuovo album Il regalo di Natale, con l’inseparabile Andrea Mirò e la complicità di Quei Bravi Ragazzi. «Ho proposto questo contrasto - racconta Ruggeri - perché la gente alzasse il volume dello stereo per poi essere colpita dalla potenza del suono. È il mio omaggio al Natale, un disco che ho progettato da almeno vent’anni». Così il cantautore milanese pubblica un disco «di stagione» - con dodici pezzi, alcuni traditional e altri originali - di forte appeal, in equilibrio tra abbandono melodico, carica rock e suoni colti. Un po’furbetto forse? «Anzi - replica Ruggeri - tutti i dischi sono stagionali. Ci sono quelli fatti per l’estate, quelli costruiti attorno ad un brano da portare ad un festival. Questo album ha un raggio d’azione limitatissimo, nessuno lo comprerà dopo il 25 dicembre, ma tornerà buono tutti gli anni. Comunque è il nostro omaggio alla festa più bella dell’anno, senza calcoli o previsioni di vendite. Non è un disco da tournée, ma in ogni concerto in questo periodo propongo un paio di questi brani per creare l’atmosfera».
Un’esplosione di suoni, colori e mood differenti; accentuando ancora il contrasto tra melodiosità e rock nella stravolta Jingle Bells, giocando tra swing e country in Winter Wonderland con la voce elegante della Mirò (che replica nella raffinata Have Yourself a Merry Little Christmas), spaziando dalla pensosità di Il Natale dei ricordi alla nostalgia di C’era una volta il Natale. «Io ho messo la parte ludica e il divertimento, Andrea il tocco classico, la band il ritmo e tutti insieme il sentimento». Un Ruggeri buonista dunque, dopo le esperienze come conduttore del programma di Italia 1 Il bivio. «Ho sempre cercato di fare qualcosa che fosse socialmente utile, ad esempio collaborando con Nessuno tocchi Caino» contro la pena di morte, ma le storie del Bivio mi hanno toccato profondamente. Quelle persone con le loro storie incredibili mi hanno dato molto, e questo si riflette anche nelle mie canzoni». E anche nel suo recente libro Quante vite avrei voluto, ispirato proprio dallo show televisivo. «Cantautore e conduttore sono due esperienze parallele e distinte, anche se spesso si incrociano, perchè ogni canzone nasce da un’esperienza di vita».
Così tornerà in tv? «Penso proprio di si. Presto tornerò con Il bivio, ma non so esattamente quando. Intanto non abbandono la mia strada; sto preparando il nuovo album che dovrebbe uscire nella prossima primavera».