Un rullo compressore e qualcosa che cambia

P eggio dell’Inter ci può essere solo l’Inter. Nel bene e nel male. Promette di insistere, ma quanti sono lì a sperare che ricada in qualche antico vizietto? Tutti, interisti esclusi. Se il campionato cercava a Firenze qualche segno di cedimento, ebbene non l’ha trovato. Resta la speranza, resta la Roma che ha cominciato a regolare i conti con l’Udinese per un posto in Champions, resta il sapore amarognolo di un Milan-Juve che ha fatto male a tutti e due, a dispetto del risultato. Resta la sensazione che l’Inter abbia restituito a se stessa quel ruolo di rullo compressore che l’anno scorso le stava come un abito di sartoria. E pazienza se non c’era la Juve. Se ne sono fatti tutti una ragione, tranne Lapo Elkann.
Ieri il campionato ha vissuto un giorno di civiltà sportiva e umana diviso in tre atti. Quel silenzio assordante di Firenze. Mai sentito a memoria d’uomo in uno stadio d’Italia. Quel rituale d’antico spirito cavalleresco con il quale i giocatori della Fiorentina hanno salutato gli interisti, facendoli sfilare sul tappeto viola. Viola, per la gente di spettacolo, non è mai colore beneaugurante ma stavolta è l’emblema del buon augurio. Chissà non si cominci a cambiare, a dispetto delle uova volate ieri a Catania contro il pullman del Palermo. E chissenefrega della tragedia di un anno fa!
Il terzo atto tocca l’Inter e il suo giocare concreto a prescindere da chi gioca in attacco, spettacolare, divertente anche negli errori. Valga il comportamento di Ibrahimovic che ha scoperto in Frey un flipper respingi tutto, e si è sciolto in un sorriso. Ibra insieme a Kakà sa interpretare il bello del calcio. E nel bello c’è anche la capacità di sorridere quando il pallone e il portiere ti dicono no: uno con sberleffo, l’altro con bravura.
Ecco, l’Inter, Ibrahimovic, Kakà in piazza del Duomo con il Pallone d’oro, le magie di Firenze, sono stati i segnali che questo calcio può ancora divertire e divertirsi. Anche se l’Inter carezza già storie da record, promettendo delusioni agli altri, e l’Italia non ha fatto patti con la buona sorte prima del sorteggio europeo.