Rumore, la «maglia nera» restano le Colonne

La task force dei ghisa e dell’Arpa: «I rilevamenti fonometrici sono complessi, riusciamo a fare cinque controlli ogni mese». Ma intanto le multe fioccano e nella lista dei cattivi finiscono sei locali su dieci

Roberto Bonizzi

In vetta alla hit parade i mestieri di casa fatti di notte, i locali e gli schiamazzi. Ma non solo. La «discografia» del rumore si arricchisce di nuove entrate. Comunque sgradite. Il martello pneumatico dei cantieri, lo sferragliare dei tram, vicini fracassoni. L’estate è la stagione delle proteste per l’inquinamento acustico. Con il caldo si spalancano le finestre e le onde sonore sono libere di arrivare ai timpani. Quasi 10mila segnalazioni da gennaio a fine luglio, quelle registrate dal centralino della polizia municipale. Più di 3.500 nei due mesi estivi. Solo a luglio le proteste hanno toccato quota 1.800.
Navigli, con il picco delle colonne di San Lorenzo. Brera. Isola. Arco della pace. Le zone che raccolgono il maggior numero di denunce e proteste contro il rumore sono quelle classiche, famose per il divertimento notturno. Locali e discoteche sono visti con atavico sospetto dai milanesi residenti nei paraggi. «Ci giungono segnalazioni su interi quartieri, ma anche su singole attività» spiega Riccardo Perini, responsabile della polizia Annonaria. La sezione dei ghisa che, insieme ai tecnici dell’Arpa, da aprile ha formato una squadra attiva esclusivamente nei casi di inquinamento acustico. «La logica alla base del nostro operato - prosegue Perini - non è quella del pronto intervento, ma quella dell’unione delle forze e dello snellimento della burocrazia che caratterizzava i controlli precedenti».
I vigili ispezionano cinque locali per ogni mese, scelti dalla «lista nera» stilata in base a esposti e segnalazioni, che arrivano a circa 350 ogni anno. Da aprile ne hanno passati in rassegna una ventina. La nuova procedura prevede comunque rilievi fonometrici complessi. Finiscono sulla «lavagna dei cattivi» gli esercizi che superano la soglia di tre decibel nel differenziale tra la registrazione a musica spenta e quella svolta durante la normale attività. «Prima bisogna eseguire una misurazione del rumore di fondo, indicato come "residuo" in termini tecnici - spiega il responsabile della task force antibaccano -. Quindi passare a registrare i livelli di inquinamento prodotti dal locale. Se si supera la soglia arriva la sanzione da 1.032 euro per disturbo alla quiete pubblica». Sui 20 sopralluoghi realizzati finora sono «fioccate» le contravvenzioni: 12, il 60 per cento del totale dei controlli. «Questo esperimento dà i suoi frutti - analizza Perini -. Va protratto e migliorato. E il nostro lavoro non si ferma nemmeno d’estate. Adesso teniamo d’occhio i locali all’aperto e le piscine». La mappa del rumore evidenzia le «zone rosse». Insieme ai quartieri dei locali notturni sono finiti nel mirino anche corso XXII marzo, via Lampugnano, via Raffaello Sanzio, piazza Gerusalemme, viale Umbria, largo Augusto. Dalle denunce dei milanesi si sta muovendo anche il Codacons. «È un peccato che quando finalmente la città diventi più vivibile in termini di traffico, l’inquinamento acustico invece di diminuire si faccia più fastidioso - sottolinea il presidente dell’associazione dei consumatori, Marco Donzelli -. Il problema è che gli schiamazzi notturni vengono percepiti maggiormente rispetto al rumore di sottofondo del traffico».
Il Codacons, in base alle lamentele, ha stilato anche una graduatoria delle zone più fracassone. Dopo le colonne di San Lorenzo, i Navigli e Brera, scalano la classifica anche l’area dell’Ippodromo, via Raffaello Sanzio, corso Como e l’Arco della pace. Che arrivano a precedere strade storicamente rumorose come corso Buenos Aires, viale Monza e viale Papiniano.