Il ruolo del Cavaliere: duello Romano-Ostellino

L’ex ambasciatore: deve fare chiarezza sulla sua posizione. L’ex direttore: non è tenuto, credo a quello che ha detto

Paolo Brusorio

da Milano

Sfida di fioretto tra due editorialisti; botta e risposta tra un ex ambasciatore e un ex direttore: chiamatela come volete, ma ieri nella pagina che il Corriere della Sera dedica alle lettere, Sergio Romano, il padrone di casa, ha avuto un ospite particolare: Piero Ostellino, sulla tolda di via Solferino dal giugno dell’84 al febbraio dell’87. L’oggetto del contendere? La scalata al gruppo Rcs e la posizione di Silvio Berlusconi.
La miccia l’ha accesa Sergio Romano nell’articolo di fondo apparso sul Corsera lunedì: «L’ombra del premier» il titolo. Dopo aver circumnavigato le varie opzioni sugli scalatori della Rcs, Romano mette a fuoco la questione, il diritto di sapere chi sta dietro chi: «Soprattutto - scrive - quando il presidente del Consiglio è un imprenditore dell’informazione e tanti suoi amici sembrano coinvolti nella vicenda». E poi ancora: «Voglio essere tranquillizzato dal presidente del Consiglio»: Per chiudere con: «Insomma, è da lui che aspettiamo chiarezza e trasparenza».
Ieri la lettera di Ostellino: «Nel 1925 l’allora capo del governo si occupò della proprietà del Corriere. Quel capo del governo era Benito Mussolini». Mussolini, scrive Ostellino, se ne interessò perché cambiasse, Berlusconi dovrebbe farlo perché non cambi. «Ma per me, liberale, la morale è la stessa, il capo del governo non si deve occupare della compravendita di società private». Se ciò accadesse negli Usa, sostiene Ostellino, scoppierebbe uno scandalo. «Quindi non sono d’accordo col fondo del Corriere e ho sentito l’esigenza di scriverle».
E Romano quella di rispondergli. Dandogli prima ragione sulle scalate alle proprietà dei giornali («che non sono santuari inespugnabili») e sulle interferenze del premier che non dovrebbe avere alcun ruolo in queste vicende. Ma qui, è il succo della risposta di Romano, c’è di mezzo il conflitto di interessi, una questione su cui la luce deve rimanere sempre accesa. «È questa la ragione per cui ho chiesto al presidente del Consiglio di fare chiarezza», chiosa Romano.
E Ostellino? È rimasto soddisfatto l’ex direttore del Corsera? «Romano è stato squisito e cortese, ma non cambio idea. Il capo del governo ha assicurato di non fa parte della cordata e io ci credo. In caso contrario ho già detto al direttore Mieli che vorrò essere il primo a chiedere le dimissioni di Berlusconi». Gli scalatori non lo preoccupano: «La proprietà del Corriere è blindata. Piuttosto trovo scandalose certe campagne di diffamazione. Come quella contro Ricucci. Negli Stati Uniti una cosa simile sarebbe impensabile.». E chiude con una certezza e con un dubbio. La prima: «Come per i cambi di direttore, finché ci sarà Berlusconi modificare la proprietà senza sospetti sarà impossibile». Il dubbio: «Ci si preoccupa del Corriere o siamo già in campagna elettorale». A sentirlo, sembra buona la seconda.