Il ruolo di Lotito e di un magistrato nel «sistema»

La società biancoceleste coinvolta nello scandalo per i contatti tra il suo presidente, il vice di Carraro e una toga che ora è nel mirino del Guardasigilli

Eccole le telefonate tra il presidente della Lazio, Claudio Lotito, il vicepresidente federale Innocenzo Mazzini e il magistrato di Massa Carrara, Cosimo Maria Ferri, finito sott’inchiesta del ministero della Giustizia. Secondo i magistrati di Napoli che conducono l’inchiesta sul calcio sporco, anche Lotito nel tempo sarebbe divenuto un «fedelissimo» del dg juventino tanto che nell’informativa dei carabinieri si sottolinea la sua «posizione di subordinazione al gruppo moggiano». Il ruolo del presidente della Lazio è importante soprattutto nella fase del rinnovo elettivo delle cariche federali. «Lotito - si legge nel dossier - è risultato essere uno dei maggiori artefici attraverso cui la compagine associativa, retta da Luciano Moggi, è riuscita a incidere sul regolare e democratico processo elettivo delle massime cariche istituzionali con le riconferme di Franco Carraro a presidente federale e Adriano Galliani a presidente della Lega nazionale professionisti».
La sua fedeltà alla «Cupola» avrebbe dato alla Lazio vantaggi in classifica, permettendo alla squadra di tirarsi fuori dalla zona retrocessione. Lo rimarcano così gli inquirenti: «Grazie alle posizioni assunte dal proprio presidente nelle tornate elettorali, (la Lazio, ndr) ha potuto godere della sua appartenenza al sistema dominante, contrariamente alla Fiorentina - risultata in antitesi con il gruppo moggiano - che si è trovata a pagare il prezzo del suo comportamento». Come abbiamo visto, però, anche Della Valle a un certo punto del campionato ha «svoltato» aderendo al Sistema-Moggi.
Ma torniamo a Ferri e alle accuse che i carabinieri gli muovono nel rapporto consegnato ai magistrati partenopei. È il 15 febbraio del 2005 quando il magistrato telefona al vice di Franco Carraro, Mazzini. Ferri chiede lumi sul voto in Federazione: «Lotito ti ha votato?» domanda. Mazzini, rieletto, replica: «Sì, sì ma Lotito è un amico vero, eh». Il magistrato sembra avere a cuore i destini della squadra biancoceleste perché prima di concludere la conversazione, Mazzini lo rassicura sull’aiuto a Lotito: «Io gli voglio bene e tu lo sai, farò di tutto per salvarlo». E al laziale manda un’ambasciata tramite il giudice: «Cosimo, digli che lui e il suo allenatore alla tv, ai giornali, insomma un po’ a tutti, non devono mai parlare male degli arbitri se no siamo rovinati». Prima di salutarsi, l’ultimo capitolo: la successione di Carraro. Il riconfermato presidente ha promesso di lasciare la poltrona ad Abete entro due anni ma entrambi pensano che non rispetterà il patto.
Il 18 febbraio Mazzini chiama Lotito. Parlano dei guai dei biancocelesti con il fisco, il presidente laziale accenna alle trattative intraprese con Palazzo Chigi per risolvere la questione. Poi si torna al calcio: «Senti dove giochi domenica?», chiede sornione Mazzini. «Gioco a Verona con il Chievo», replica il presidente, senza cogliere l’ironia. «Si! Davvero ? E... chi hanno tirato a sorte?», chiosa il vice di Carraro. Lotito non ha idea di chi sia il fischietto della partita. Mazzini allora gli ripete, più volte: «Sei rincoglionito». Solo a quel punto Lotito - secondo i carabinieri - realizza. E chiede: «Vabbè, come sto?». «Ti volevo dire che va bene...». replica il vicepresidente Figc, chiarendo che il sorteggio (l’arbitro è Rocchi di Firenze) è favorevole alla Lazio.
Poi il cerchio si chiude su Ferri. «Oggi mi ha chiamato Cosimo, mi ha messo in allarme su alcune cose», afferma Lotito. Il riferimento è all’invito a tener basse le polemiche sugli arbitri che proprio Mazzini aveva suggerito a Ferri di «girare» al presidente laziale. Infatti il vice di Carraro capisce al volo: «Digli a quel cretino di allenatore - spiega - che smetta di parlare di arbitri». Si torna a parlare di Carraro. Ferri ha detto a Lotito che è poco affidabile. «Cosimo, mi ha lanciato un’idea che Franco con me non è serio, ma mi sembra però che è serio, fino adesso». Mazzini concorda, ma mette in guardia il patron laziale che, una volta rieletto, il presidente federale possa allentare i rapporti: «Semmai son personaggi da stare attenti che quando hanno avuto la grazia poi... hai capito?». Il presidente laziale dice di aver dovuto fare «la guerra» per la riconferma di Carraro, perché «si era già venduto qualcuno»: «Una cosa te lo dico con tutta tranquillità. Mentre Adriano (Galliani, ndr) lo capisco, perché stava in difficoltà, gli altri già lo avevano tirato a sorte. Moratti se l’era venduto, Rosella (Sensi, ndr) si era cacata sotto e Antonio (Giraudo, ndr) non aveva proferito parola. Ho dovuto fare un casino, dopodichè mi è venuto dietro Antonio». Mazzini gli consiglia: «Ora va controllato l’uomo, ricordatelo. E ricordati che lui ha paura di Gianfranco (Fini, ndr)».\