Ruota degli «esposti», le mamme non si fidano

In Italia sono circa tremila i neonati abbandonati ogni anno, ritrovati vivi, ma anche morti. Alle porte della capitale, appena qualche settimana fa, un piccolo è stato gettato in una discarica a Santa Palomba, dove non è sopravvissuto. Eppure al Policlinico Casilino esiste una «ruota» che accoglie i piccoli indesiderati. Ma in 14 mesi è stata presa in considerazione una sola volta: il 24 febbraio 2007 quando una mamma ha lasciato suo figlio, chiamato poi Stefano dai medici, ed è fuggita.
Il presidio «Non abbandonarlo, affidalo a noi», inaugurato il 6 dicembre del 2006 nel Policlinico Casilino è una moderna «ruota degli esposti» e offre una validissima alternativa a quelle madri che non vogliono o non possono tenere il figlio, perché magari non sono in grado di offrirgli un futuro decente. Ma purtroppo romane e straniere non la prendono in considerazione se si pensa che a Roma l’abbandono dei neonati è una realtà drammatica perché nel 2004 erano stati 53 e 84 nel 2005. E la situazione non è cambiata. Anzi. La zona della Asl RmB è quella in cui il fenomeno è più drammatico: solo nell’ultimo triennio sono stati 26 i piccoli lasciati al Policlinico Casilino. Ma stranamente nell’ultimo anno, da quando esiste questo servizio, ha funzionato una sola volta. Gli altri neonati sono stati lasciati in strada o nei cassonetti.
Oggi Michele Paolillo, primario delle Neonatologia del Policlinico Casilino e responsabile del servizio lancia un appello affinché nessuno abbandoni i piccoli in situazioni di pericolo quando invece esiste una equipe di neonatologi pronti a prendersi cura degli «indesiderati» e successivamente garantire loro affidamento e adozione. Come è accaduto proprio per Stefano lasciato nel baby box del Policlinico dopo essere stato lavato e vestito con cura. «La nostra struttura garantisce anonimato e sicurezza sanitaria - spiega Paolillo -. L’iniziativa è nata per arginare un fenomeno che coinvolge da vicino il nostro territorio, dove vivono moltissimi extracomunitari, rom e prostitute, spesso costrette ad allontanare i figli. Noi assicuriamo un abbandono protetto dei neonati».
La «ruota degli esposti» in questione è un prefabbricato, accogliente, annesso al presidio ospedaliero. «La casetta, all’incrocio tra via Tucani e via Casilina è stata realizzata in modo da offrire il totale anonimato ai genitori, oltre alla sicurezza al bimbo - racconta Paolillo -. All’interno di una saletta è posizionata una culla tecnologica che si apre manualmente attraverso una finestra basculante, e si richiude in modo automatico, dopo che il neonato è stato depositato. Il presidio è collegato alla struttura tramite sensori volumetrici ed è a contatto con una telecamera, che in pochi istanti avverte i medici del pronto soccorso per farli intervenire, insieme ai colleghi della neonatologia. La madre rimane sconosciuta e avrà due mesi di tempo per ripensarci e riconoscere il bimbo. In caso contrario il piccolo sarà affidato per un anno ad una famiglia e quindi adottato». «Il nostro ospedale ha sempre dedicato, a tutte le partorienti in condizioni di disagio particolare attenzione - conclude Paolillo -. Ogni anno qui nascono duemila bambini, il 37 per cento stranieri. Per questo vogliamo dire a italiane, immigrate o clandestine che possono essere accolte nel nostro pronto soccorso con fiducia, e dopo essere assistite nel parto, lasciare il piccolo in mani amiche. Nessuna verrà denunciata, instradata o allontanata dall’Italia».