Rushdie, dopo 20 anni la fatwa vale ancora

Lo fa sapere il portavoce del
ministero degli Esteri iraniano: la "fatwa" non è mai stata cancellata. Sulla testa dello scrittore, che vive in esilio sotto scorta in Gran Bretagna, pesa la taglia da tre milioni di dollari messa da una fondazione religiosa

Milano - Ricordate la vicenda di Salman Rushdie, lo scrittore indiano che dopo aver scritto "I versetti satanici" subì la condanna a morte dall’ayatollah Khomeini?  Dopo vent'anni la fatwa contro di lui è ancora valida. Lo fa sapere il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Hassan Qashqavi, a due giorni dal ventesimo anniversario di quella "sentenza".

La fatwa resta valida "I meccanismi che regolano le fatwa basate sulla Sharia (la legge islamica, ndr) non sono come quelli delle decisioni politiche - ha detto Qashqavi - perciò una fatwa rimane valida fino a che non venga revocata". Quindi deve essere cancellata da chi l’ha emessa o da altre importanti autorità religiose.

Quei "versetti satanici" Lo scrittore venne condannato a morte perché il suo il romanzo, "I versetti satanici", fu giudicato blasfemo dall’allora leader della Repubblica islamica, Ruhollah Khomeini. La decisione portò alla rottura delle relazioni diplomatiche fra l’Iran e la Gran Bretagna.

Solo una storia di fantasia Il romanzo era una storia fantastica ma agli islamici integralisti non piacquero le evidenti allusioni nei confronti del profeta Maometto. E per questo il testo fu messo all'indice. Rushdie si salvò rifugiandosi in Gran Bretagna e vivendo, da allora, sotto costante protezione. Il traduttore giapponese di "Versetti satanici" fu ucciso, quello italiano rimase ferito. La condanna fu sospesa dopo che si diffuse la notizia della ritrattazione dello scrittore,che in realtànon ci fu mai. La fatwa è stata però confermata nel febbraio 2008.

Il compromesso di Khatami Nel 1998 il governo dell’allora presidente riformista iraniano, Mohammad Khatami, raggiunse con Londra un compromesso in base al quale Teheran si impegnava a non fare nulla per applicare direttamente la fatwa. Ma questo non ha fatto cambiare idea ai settori più ortodossi del regime. Una fondazione religiosa, la "15 Khordad", mantiene una taglia di tre milioni di dollari sulla testa di Rushdie. Far diventare ricco chi toglierà la vita di uno scrittore scomodo in Iran è considerato "normale". Ma per fortuna non la pensano tutti così.